| Hegel's profilehegel at teapartyPhotosBlogLists | Help |
|
March 27 F.A.I.-F.*.*.K.ieri-primadiieri giornate del FAI, fondo per l'ambiente italiano. monumenti e musei aperti gratuitamente in tutt'italia. una settimana che rompo i coglion* (ooodio msn puritano censorio di merd*) a tutti, apparentemente accondiscendenti, e solo all'ultimo minuto, puntando il coltello all'altrui gola, intendo che non gliene fregava niente a nessuno. ahò! ma dirlo prima?! (avrei rotto di più!) al lago ci sono andata lo stesso, ma quello che conta è che il mio intento paideutico rimane, al solito, inattuato. sono andata io, ed è venuto marco, cui il programma interessava già di partenza (a dirla così sembra utilitarismo ma è un sorta di necessarizzante amore). tuttavia in qualunque momento in cui mi trovi per le mani qualcosa di interessante è difficile che io lo ritenga completamente tale se non lo trasmetto a qualcuno precedentemente all'ombra. stessa cosa succede viceversa -se qualcuno trova qualcosa di interessante, come può ciò esserlo anche per me se non mi viene comunicato?! non esiste niente di interessante in sè, come nulla è bello in sè e per se stesso, se non viene osservato. e lo stare accettando a poco a poco come idea reale che probabilmente mai un giorno potrò essere una proff-ricercatrice-letterata che riuscirà a trasmettere con entusiasmo qualcosa di ciò che sembrava non interessasse a nessuno, e strappare all'aridità e alla piattezza di una noiosa vita ripetitiva, contingente, contemporanea, vincolata, qualche anima eletta; circondarmene, a vessillo e sostegno, in una èlite di ultimi paladini, lucidate le armature, lavata via la polvere, non studiare letteratura, ma vivere della poesia (perchè mi sta insorgendo nella mente la parola lumaclub? spero che questo succeda solo causa una disfunzione sinaptica delle mie aree celbrali che riunisce aree semantiche del tutto scollegate! ok più o meno l'idea ci si avvicina ma in ambiti diversi.. harry potter del cavolo), questo mai accadrà, perchè il mondo meccanico non si realizza a calco dell'iperuranio............. la consapevolezza di tutto ciò non fa che accrescere in me sempre più accesa la volontà di concretizzare, adesso, subito, e non in un improbabile ideale, quella spinta inesauribile verso tò kalòn, e in altro modo non riuscirei a chiamarlo: IL BELLO. quindi mi spiace, non siete riusciti a farmi cadere, sono pronta a ricominciare a rompere le palle già da oggi. domenica prossima si va a fare un giro in montagna. prima o poi vi caccerò tutto questo nella mente, anche con la forza. non voglio andare al di là delle mie possibilità. ma finchè vedo uno spiraglio, nel muro, la testa sono disposta a sbattercela. (non a romperla: non la passerete liscia!!!) March 19 erase rewindad i miei tumultuosi fan della parola profluente, dovrò dire mi spiace. il prolisso intervento della settimana è predurato metà pomeriggio. mi hanno chiesto di cancellarlo. offendeva visibilmente l'animo altrui. sono una persona accomodante, io. non avrei mai voluto ferirvi. cancello il tutto e mi limito a rifervi un dato di cronaca: la mia prima scommessa fallita. e ne sono ancora sotto il pesante effetto. quanto mi mancavi, dolce ebbrezza obliatrice del vino. mai più, mai più sopporterò un simile eccesso raziocinante. o consolator d'affanni, cura le mie pene, assolvimi dal fuoco dell'inferno, ripara l'anima mia bisognosa. March 14 fare(well)I CAN'T STAND IT ANYMORE, MY TIME RAN OUT. FUCKIN' PLASTIC LOVE!
tagliata fuori. come se non lo fossi già prima. ma taglia lo stesso. i don't belong here. cercherò un altro posto. e non venirmi in mente mai più. March 12 sono ricca!!!!!!!!!!!!!!!!!ho vinto quattro euro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ancora mai persa una scommessa in vita mia.
black-eyed angels swimming with meah! ah! giuro mi viene troppo da ridere quando la gente mi fa "cosa studi a fare cose accadute millenni di anni fa" con tutta l'aria del condottiero che guarda indietro orgoglioso dal'alto della vetta conquistata! ma quanta strada avete fatto?! dove siete arrivati? cosa, cosa avete conquistato, mostratelo! di quanto il vostro iPod è meno arcaico di una tavoletta di cera? io vedo le stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. stesse cose. che palle!! quanto presuntuosi siete, avete inventato qualcosa di nuovo?! no!! e allora fatelo, io mi sto stufando.
ho un occhio nero. l'aureomicina forma un alone tendente al verdognolo attorno ad un picchiettato ematoma centrale dall'aspetto veramente squallido, è troppo circoscritto. se non altro si sta creando un piccolo rigonfiamento al di sotto della palpebra inferiore che sembra ingrandire l'area del danno. aggiungerò dell'ombretto nero per accentuare l'aria emaciata sottoposta ad incipiente putrefazione. sono bellissima.
i jumped in a river, and what did i see?
(pyramid song, radiohead)
nulla: avevo un occhio pesto. March 07 occacchio! proditori razionalisti!=:-ogli uomini sono come gli animali. in più, rispetto a questi ultimi, hanno la prerogativa di poter compiere azioni irrazionali.
(giuradeifabrizio)
un due trhè
buon natale a thè
il mio credo è la bontà
in acqua ciccioni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! March 06 fitter happier.
ovviamente ancora radiohead. è il primo testo di canzone che pubblico sul mio blog, di solito la gente non li legge mai, per questo ho messo la traduzione allato (anche se tradurre è tradire! nevvero cinzia?!). nel caso mi incasinassi col file hosting e non sentiste la musica, l'ambientazione è quella di una trasmissione radiofonica dall'atmosfera sinistra, da un imprecisato ed inquietante 1984 orwelliano; fredde, meccaniche parole nel vuoto, alienazione. un paranoid android, il mito del superuomo che si incarna nel perfetto, insensibile, funzionale automa. comfortably numb. niente più sogni.
when i was a child i caught a fleeting glimpse (scissor sisters, comfortably numb-molto meglio dell'originale dei pink floyd che è una flebo)
non sono una fascista. usato nella sua accezione più espressionista. (una programmatica strutturalista hegeliana direi meglio, ma non rende altrettanto). non piego la testa al dovere. non vivo davanti ad un muro. ma non voglio spaccarlo a testate, nè tantomeno fare finta che il muro non esista. il muro è tutto ciò che ho intorno che mi impedisce di manifestarmi, non trovo migliore espressione di questo tecnicismo filosofico, che più o meno si avvicina al banale "esprimersi" ma non è la stessa cosa. la manifestazione è necessaria (altro tecnicismo. 'sti cazzi.. la comunicazione è sempre più ardua. traduzione di necessario.. beh, una cosa necessaria è un'effetto obbligato, come dire.. non ci sarebbe una possibilità di giungere ad una diversa manifestazione. cioè è necessario che così avvenga, per legge si può dire. che fatica voglio la garzantina gialla). il punto è che questo muro è dappertutto: padova che si rifiuta di accogliermi come nuova patria, i miei compagni di corso che vedo così diversi, i miei genitori che si rifiutano di accettare che io non corrisponda all'idilliaca idea di figlia che si sono fatti di me, l'esame di greco megagigante che da così lontano mi sta proiettando addosso un'ombra ghiacciata terrificante.. le prime cose che mi vengono in mente. banali. e io cosa devo fare? farmi andare bene le cose così come stanno, perchè sì?! accontentarmi e fingere che mi vada bene tutto? davanti a scuola i soliti comunistelli fancazzisti distribuivano un flyer (no, era un volantino normalissimo.. ma io e dario abbiamo deciso che è più fashion chiamarli così). c'era scritto "se non partecipi alla politica significa che sei un cittadino sazio, che così ti sta bene. se sei oppresso allora sei uno dei nostri. uno che lotta". cerrrrrrto, matematicissimo. se ti va tutto bene allora te ne rimani a crogiolarti felice come una pasqua nelle circostanze favorevoli, e se tutto ti fa schifo allora è automatico che tu trovi la forza (disperazione) per lottare. chi ha già tutto e chi invece ancora deve sognare, finchè non otterrà ciò che vuole. ma che gran cazzata. come mai a me la politica fa schifo e me ne frego? non è deducibile come dato immediato che io sia una sostenitrice dell'illuminata teocrazia berlusconiana dal fatto che non vado in giro avvoltolata come una canna ambulante in una kefiah a tirare bottiglie di birra sui borghesotti. la lotta comunista (sempre richiamo all'immagine più banale ed immediata del termine. se qualcuno mi lascia un commento politico lo ammazzo) mi fa schifo. lo ritengo un mezzo perfettamente idiota, autolesionista e controproducente di sviluppare quell'idealismo, non pragmatismo che mi pervade. che cazzo c'entrano le molotov ed i kalashnikov con la libertà? perchè diavolo ieri c'è stata un pestaggio dietro il mio vecchio liceo tra gente che predicava un ideale? un ideale molto empirico se è stato trasmesso a pugni in faccia! no, il muro non lo abbattiamo con i pugni. non bastano, ci facciamo male noi soli. ed è anche inutile fingere che il muro non ci sia. se non ci feriamo le mani, ci rompiamo il naso perchè è inevitabile sbatterci contro. non posso fingere di accontentarmi. anche se chiudo gli occhi non scompare. chiudere gli occhi è quello che ho sempre fatto nella mia vita. anni di filosofia, un mondo perfettamente costruito, in equilibrio calcolatissimo, che tuttavia sosteneva sè solo. non voglio affidare i miei sogni ad un mondo che non è il mio. non voglio pensare che un giorno qualcuno lo butterà giù,'sto muro, e dietro a questo troverò finalmente il mondo che ho sempre sognato, che mi piacerebbe davvero che ci fosse, e nella costruzione artificiale del quale dovrei vivere. è un idealismo distruttivo, che non porta a nulla, vivere nell'attesa. e finora non avevo mai intravisto spiragli. nuovo spiraglio di luce si apre in questo tempo. tempo nuovo. sicuramente non elargirà i suoi doni per sempre, mi lascerà nel buio ancora a lungo. ma adesso è così. la semplice volontà di reazione che mi permea basta a farmi sentire viva. è limitata, frattagliata, debole ed in un equilibrio talmente precario da spaventarmi in una maniera impressionante. ma finchè dura, reggerò il gioco, finalmente vale veramente la pena di qualcosa, e non perchè io mi accodi ad un valore già stabilito, ma perchè me lo sto creando. e il fatto che non abbia mai avuto la minima fiducia in me stessa rende la posta ancora più alta. sto predicando ottimamente, sperando di non razzolare pessimamamente. e faccio una fatica bestia a prendere la chiave della mia stanza, infilarla nella serratura, aprire le porte di quel muro e gettarmi nel mondo reale, nella vita che mi è stata assegnata, la vita che unica, ora mi è possibile. ma più lo faccio più mi piace. ed è bello. più di qualunque altra cosa abbia fatto finora. forse, allora, mi accontavo. adesso non voglio più farlo. perchè? perchè le persone smettono di sognare? March 05 ekklhsiasths!gli uomini non conoscono nemmeno l'amore e l'odio, per quanto tutto si svolga davanti a loro
(ecclesiaste, 9,1)
mi è capitato recentemente per le mani il libro di qohelet, uno dei libri sapienziali dell'antico testamento. come nella maggior parte dei casi, non per iniziativa mia propria, dato che nulla nasce dal nulla, ma per induzione esterna, sotto la quale spinta mi trovo ora a commentare uno dei passi che più mi ha colpito di questo filosofo; un pensatore molto concreto per la verità, un indagatore dell'uomo quale posto dinanzi ai suoi occhi, della vita, con cui era un tutt'uno. molto distante dalle posizioni della filosofia greca, o dalla teologia occidentale. questo per evitare i soliti commenti del tipo "classicista cattolica del cazzo". prima leggetevelo. è corto. così almeno non fate la solita figura dei comunisti incolti con i paraocchi. poi datemi pure della classicista cattolica del cazzo: è vero!
dunque, giusto per provare ad essere organici: il motivo che mi ha mosso a questa direzione di pensiero è la convergenza tra l'entità della persona che mi ha passato la dritta di leggere qohelet e l'ultimo post del suo blog http://spaces.msn.com/especeirene, da cui la seguente scala di considerazioni. (ovviamente precedentemente appuntata su debito materiale scrittorio immediato, onde evitare inutili spargimenti di pensiero, contro lo sviluppo coatto dei quali vige un divieto del valore monetario di quattro euro).
quello che afferma 'sto sfiduciato ma insistente persecutore della verità è solamente la più totale incertezza in cui trovasi lo stato umano, e pertanto di ogni suo tentativo di ricerca: l'uomo non sa, non conosce il motivo del suo agire, le cause emotive da cui questo è dettato; si trova spinto da forze irrazionali, delle quali riconosce l'evidente superiorità, e nella totale incapacità di partecipare razionalmente al piano divino, accetta, si accontenta di accodarvisi, annullando in tal modo una propria rivalsa, una partecipazione in quanto individuo; semplicemente diventa un pezzo del puzzle divino il cui disegno finale è concepito solo dalla mente di dio, entità sovrannaturale ed incomprensibile, che, senza il minimo principio di retribuzione, senza cioè una ragione che leghi un elemento al suo significato, attribuisce valori diversi ai diversi momenti della nostra vita, facendo sì che in essa si trovino sempre presenti un
tempo di nascere, tempo di morire
tempo di piantare, tempo di sradicare
tempo di uccidere, tempo di curare
tempo di demolire, tempo di costruire
tempo di piangere, tempo di ridere
tempo di lutto, tempo di allegria
tempo di gettare, tempo di raccogliere
tempo di abbracciare, tempo di allontanarsi
tempo di abbracciare, tempo di staccarsi
tempo di guadagnare, tempo di perdere
tempo di conservare, tempo di gettare
tempo di stracciare, tempo di cucire
tempo di tacere, tempo di parlare,
tempo di amare, tempo di odiare
tempo di guerra, tempo di pace.
'somma: per tutto c'è il suo momento, un tempo per ogni cosa sotto il cielo. (3,1)
capite bene che con questo discorso il libero arbitrio, una minima iniziativa dell'uomo nel prendere una qualsiasi decisione, se ne va a puttane. tutto è già visto, già stabilito. la religione di qohelet è un semplice prendere atto di un dato di fatto già stampato. forse da lui stesso non prettamente inteso come rinuncia, vista l'affannosità della sua ricerca e l'impegno di ogni mezzo possibile, del quale dobbiamo riconoscergli il merito. ma se non scorto nella sua luce più immediata da lui stesso, il problema è afferrato perfettamente dal pensiero ebraico successivo, posto in grave crisi, e condannato ad un'evitabile scissione, così come avviene in ogni momento della storia in cui un grande pensatore si sia affaccendato per sconvolgere la tranquilla visione dell'abitudine. dopo qohelet nascerà tra gli ebrei lo scisma essenico, cieco (certo la parola pare adattarsi perfettamente alla situazione!) assertore dell'assoluta mancanza della possibilità di un'iniziativa umana indipendente, di una volontà che non fosse succube a quella di dio. ma se quasta è una strada, allora è legittimo cercare la direzione opposta in cui percorrerla. e non è un caso che il libro della bibbia successivo a qohelet sia il cantico dei cantici (alla cui filologia mi sto dedicando! ma richiede il suo debito tempo di meditazione.. gotta wait..). l'anonimo redattore che ha riletto nella giustapposizione di questi stupendi canti d'amore ebraici, arabi, egiziani ed ellenistici la storia di jahweh e del suo popolo, ha trovato il nesso mancante cui la scientifica mente dello studioso qohelet non riusciva a giungere: è un passo mancante alle indagini razionali. dio AMA la sorella sua sposa, diletta israele. ed ella è tutta per lui. un amore infuocato ed inintellegibile, che, come la legge dei momenti, non ha un senso. non c'è motivo di questa passione unica e totalizzante di dio per il suo popolo eletto, ma esso non è più spettatore, quanto oggetto e soggetto a sua volta, conpartecipazione a pieno titolo a questo rapporto nuovo, sconvolgente, fondamenta prima di tutto il sistema cristiano dei millenni successivi. non voglio assolutamente concorrere alla tradizione poetica amorosa delle corti palestinesi tentando ora di proporre un raffinato mèlange di brani selezionati, farei volentieri la dj letteraria / filologa alessandrina, ma in questo momento non si addirebbe all'economia del contesto, sono quasi le cinque della mattina, sto strafogandomi di schiacciatine e chiedendomi se trovo più consolazione in questo o nello sproloquio intellettualistico in cui mi sto librando, sperando ovviamente di trovare un responso positivo alla seconda ipotesi (un sabato sera deprimente può condurre a questo ed altro). indi non canterò in alcun modo le laudi del cantico, il quale si canta stupendamente già da sè, e perverrò direttamente alla summa delle considerazioni astratte, cioè la loro concretizzazione: non esiste un motivo per amore ed odio. la logica razionalista potrebbe pertanto negare la validità di entrambi. una più ovvia analisi del contesto mondano manda a quel paese le masturbazioni celebrali nichiliste, prende atto della reale posizione di queste due misteriose identità, e le colloca in una posizione di possibilità. amore e odio non coesistono idealmente, come parametri sovrastrutturali. un uomo da solo non ama nè odia. non concepirebbe nemmeno il significato di queste due parole. il significato ci è dato non nella definizione, bensì nel momento concreto in cui le applichiamo, in cui casualità, o, all'opposto, consuetudini, ci portano ad applicare delle leggi, che non sono dalla nostra volontà avulse, ma la costituiscono. amiamo i fratelli perchè sono nostri fratelli. perchè sono parte della nostra storia. perchè siamo stati destinati a farlo -perchè sì. e se pure esistessero migliaia di fratelli altrui che ci risulterebbero ad attenta analisi più congegnali al caso nostro, no, non li amiamo. neppure se il fratello del nostro compagno di banco fosse per noi la persona più simpatica della terra, gli vorremmo mai un millesimo di bene di quanto ne vogliamo al nostro, di fratello. coloro che ci piacerebbe amare ma non ci troviamo nella possibilità di farlo non si trovano semplicemente nel contesto. non ci sono stati dati. perchè cercarli? non è il loro momento, direbbe un nuovo qohelet, rileggendo la filosofia a lui posteriore, ma da lui generata. la possibilità è il risultato effettivo. la nostra anima gemella non è quella perfetta, che non conosceremo mai. che trovi la sua collocazione spaziale a tokyo o al piano di sotto, ma cui mai non abbiamo rivolto nè rivolgeremo la parola. è quella che ci troviamo in potere di amare, per ragioni sconosciute, ci è stata posta innanzi, e ora si tratta di aprire gli occhi.
vorrei sottolineare come questo componimento, di evidente impronta salvifica, non sia per niente congeniale ad altri che al mio io letterario, particolarmente incline per sua debolezza momentanea -od affinità elettive con le più elevate aspirazioni dello spirito- a simili vagheggiamenti agapici (non so se ques'aggettivo esista o meno ma era un calco sul sostantivo agape); il mio io pratico sta tentando di appropinquarsi il più possibile ad un ultimo fondino di senape piccante nel barattolo dal quale ha attinto finora simile nutrimento, ma che ahimè, infido strumento, ora tradisce con le invalicabili altezze del suo stretto collo vitreo la fiducia del mio dito che oltre non riesce ad introdurvisi. giusto per sottolineare che non sto scrivendo sotto effetto di particolari psicofarmaci, sostanze psicotrope, alcoolici o DONNE. soprattutto non sotto l'effetto di queste ultime. anzi. quindi, o donne, non affollatevi a centinaia attendendo chiarificazioni a possibili allusioni amorose! il mio io pratico rimane cinico ed insensibile. vi toccherà attendere ancora. 'azzo, sono pur sempre quattro euro!! March 02 nietzche in veniceit
has been nice in venezia. mi piace quella città. mi piace per la prima
volta nella mia vita, l'avevo sempre detestata, troppo commerciale,
finta. pare strano; ad una breve analisi del mio modo di pormi nei
confronti della fake, plastic life. apprezzamento estetico? è solo
fragile approvazione, sconfitta partecipazione al tragico involucro
dell'essere. come una colorata carta di caramella che al suo interno
non contenga nulla: l'animo dilacerato nel tentativo di cucire assieme,
sulla mia carne viva, da un lato, la più scarna consapevolezza di ogni
mancanza di aspettativa, e nel contempo, la volontaria illusione di
poter vivere fingendo di appropriarmi dei simboli di qualcosa in cui
non credevo. la migliore immagine pubblicitaria, una carta
coloratissima, il suo profumo. ma al di sotto il nulla. è questo il
senso della filosofia epicurea. una totale inanità (eh, gli atomi
aleggianti nel vuoto!) coperta, con una volontà disperata, da un
tentativo di significato il più conforme possibile al doloroso
nonsenso, un cinica e consapevole conferma del dolore, nell'incapacità
di negare il quale, rinneghiamo noi stessi: l'uomo perde ogni sua
essenza, si nullifica nel nulla circostante, elimina sofferenza e
gioia, si chiude in se stesso, e nella pienezza della raggiunta
consapevolezza della verità delle cose, rinuncia ad esse. ed allora
pone persino più fiducia nel vino che in se stesso, nell'accorde
insensato cinismo della società estetica, in ogni clichè
in-comportamentale che mostri di sopravvire da sè, macinando anime,
distruggendo corpi, ma per uno scopo preciso, se stesso. quello che noi
non siamo più capaci di essere. perchè a volte fa male, un male
bruciante. "piango e l'aria non arriva ai polmoni. fitte al petto. ma
il dolore mi fa sentire viva". ed è il primo passo, un salto che può
portare a cadere nel vuoto, come a porre finalmente i propri piedi
sulla terra, e non più sulla sabbia. non costruiamo le nostre case
sulla sabbia, crededendo che la nostra opera non sia meritevole di
altre fondamenta. polvere alla polvere, e vita alla vita. non posso
accettare in tutto il relativismo, come non lo fece nemmeno suo padre.
occorre non lasciarsi sfuggire il passo di nietzche che ammette
un'etica sola: l'etica della vita. possimo mescolare, ritagliare,
incollare tutti i significati che vogliamo sugli elementi che ci
circondano, di cui persino siamo fatti. ma la vittoria è del
significato più forte, quello che si è guadagnato la sopravvivenza, e
detiene il potere in armi. non scambiamo queste armi con quelle
dell'esercito: il significato non può essere imposto. dev'essere
trovato. ci vuole un nuovo impegno, una scommessa con noi stessi. "la
fede, senza le opere, è morta". un banale manifesto appeso sulla porta
del pioX (leggasi pio ics!), dove ieri ho cominciato le prime lezioni
di greco, mi ha folgorato, nell'appropriatezza del momento in cui ogni
parola, ogni indizio cade nei miei pensieri. i quali vengono ora
indotti a non essere più solamente pensieri. sempre questione di
equilibrio. parlare copre una parte fondamentale della comunicazione.
ma non è assolutamente bastevole. qui si trova il mio limite più
grande. e voglio superarlo nella consapevolezza di poterlo fare,
provando a credere, per una volta, che l'azione può trovare un
riscontro maggiore che nella mera intenzione come voluntas fine a se
stessa. voglio un risultato. basta inconsapevolezza. farò una prova
empirica. niente alcool nè filosofia per un mese. il che potrebbe
ampiamente sostituire la privazione precedentemente imposta, la quale
tuttavia si trova ad avere una clausola (questo parlare ermeneutico è
comprensibile solamente ad i detentori della conoscenza della sacra
scommessa, altresì indicabile col la sigla S.S.) che tenterò di
avvallare, con tutto il mio impegno. e oltre alla rinuncia all'alcool aggiungerei volentieri quella al fumo. ma voglio che me lo chieda tu. dopotutto, avevo ricominciato in concomintanza con l'offesa inguaribile che hai riscattato a venezia, un moschettiere non potrebbe mai avere una simile macchia sul suo onore. |
|
|