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    April 29

    alceo 38a V.

    bevi con me, melanippo. che credi,
    che una volta varcato il vorticoso acheronte,
    di nuovo vedrai la pura luce del sole?
    orsù, non aspirare a grandi cose.
    anche infatti sisifo, re figlio di eolo,
    lui che tra gli uomini più cose con la mente escogitava,
    credeva di sfuggire alla morte.
    ma pur essendo molto astuto, due volte sotto il fato di morte
    attraversò il vorticoso acheronte, e grande pena
    dà a lui da sopportare il signore croinide
    sotto la terra nera: ma non pensare alle cose di laggiù
    finchè siamo giovani.
     
    al rogo la mnemotecnica nozionista. se è questo il giogo che devo reggere per ascoltarti, divo alceo, pagherò altre notti sui libri, altre date mandate a memoria, altra grammatica: tutto di nuovo, ma non allontanare da me il tuo vino dolce della poesia. nel novero dei tuoi seguaci lotterò come tu hai fatto, con lancia e scudo. e se come te l'ho abbandonato, ne prendo uno migliore. donec virenti canities abest morosa! voglio un angolino allato ad orazio, e, se devo passare accanto a susanetti, lo farò. a quel paese insieme professore ed esame di greco!
    April 25

    pasqua 2005

    stanotte non potevo dormire. tre giorni tra i boschi, e mi inseguiva un'angoscia profonda in ogni sentiero. la montagna è rivelatrice, porta alla superficie della percezione la vita, ma anche la morte. il mio professore di filosofia del liceo caduto in un dirupo alla rocca di manerba, dove avevo seguito il sorgere della luna piena, sdraiata nell'erba, solo qualche giorno prima: mi sembrava di essere alla rupe di leucade, intrecciando letteratura al sogno. quanto poco avesse di filosofico il suo corpo sfracellato sulle rocce trenta metri più sotto, mi colpisce superando ogni velo letterario entro cui io abbia avvolto la mia percezione dell'esistenza. perchè di velo si tratta, mi avvolge e mi impedisce di agire, ma non di vedere: e neanche questi strappi mi permettono di liberarmene, gettarlo via. nel momento in cui è successo mi trovavo con i miei amici in un ponte su una gola tanto meravigliosa quanto micidiale, sublime potenza ha la natura. e noi ne siamo vertiginosamente attratti, senza accorgerci che ben poco possiamo sopportare della sua grandezza, della sua verità: non c'è posto per il rimpianto, tutto viene portato via dalle rapide acque ruggenti, e il suo splendore non muta. non possiamo nemmeno pensare di accostarcene in grandezza: è a questo che serve il guscio di interpretazioni entro cui richiudiamo il mondo. e attraverso il mio velo fastosamente ricamato vedo che tutto quello che ho costruito è solo polvere, e una forza alienante domina il mondo, faccio sempre più fatica a trovarle una dimensione umana. veramente ti sei fatto uomo, veramente hai dato speranza a noi che moriamo? quando sei risorto? duemila anni fa, o oggi, adesso? perchè io ho bisogno di te adesso, ma sono troppo debole per cercarti.
    April 16

    cosa..?

    il dilaniamento del dualismo mi strappa in due, ed io non concludo.
    mai superammo cartesio. e lo spirito, da solo, non sussiste.
     
    non posso sopportare l'idea di me che sto male. è veramente inaccettabile.
    ora sto bene. sto sempre bene.
    April 14

    pretestualizza!!!!!!!!!!!

    OMMIODDIOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    ho studiato così tanto che mi si è fuso il cervello! ciò, aggiunto alla tragica consapevolezza dell'ineguatezza di quest'ultimo agli studi universitari, mi maldisporrebbe tremendamente a qualunque attività di sforzo intellettuale durante la PAUSINA (elemento centralizzante del momento paideutico, con frequenti richiami interni nella sua struttura. in pratica, lo studio effettivo ricopre 10% del tempo che dedico a quest'attività). sono pertanto vincolata a riversarmi sul computer, che per me rappresenta l'unico elemento di compromesso tra l'attività disimpegnata e il negotium letterario (l'unico che mai mi competerà, spero). questa complessa macchinetta mi dà l'idea di un progresso positivo scientifico e nel frattempo mi distende i neuroni dilatandoli in un'amenissimo disperdersi temporale (ci passo le ore). svaccarmi davanti alla tele, leggere giornali o romanzi, cazzeggiare, è per me dissacrante. non ci riesco. dopo circa dieci minuti in cui concedo alla mia mente un distacco razionale, permettendole di vagare alta nell'iperuranio inane impermeabile allo scintillio delle idee universali, subito percepito lo scottante calore di queste essa ne viene irrimediabilmente attratta, e cade precipitevolmente in una rete di dannosissime speculazioni logiche che non hanno altra loro applicazione che un dolcissimo onanismo mentale, tuttavia decline in un piatto senso di insoddisfazione quando viene facilmente realizzata la loro totale inpplicabilità ai parametri reali dell'esistenza, che non procede in un dispiegarsi armonico di forme esteticamente sussistenti, disinteressate, ma improntata esclusivamente all'utile. finalità CON scopo, altro che kant. un'immagine sognante.. pensiamo ai poeti elegiaci, immersi in un'aura sacrale di irenica bellezza (non vuol dire che sono belli quanto me. questo sarebbe irrealizzabile per qualsiasi entità ontologica. etimologizzate, gente. ah, l'etimologia. la prima scienza incosciente), soavemente volti allo spirito e al diletto che la fusione della propria anima con esso, elevandosi attraverso la meraviglia della poesia, fondava il significato della loro vita. ma dove?? la poesia antica è solamente poesia d'occasione. il poeta era un ministro del potere, un impiegato statale odierno. un po' più importante, visto che veniva pagato a secchiate d'argento. pagato. perchè esercitasse la sua funzione paideutica di coesione dei valori della società, esaltando quei modelli di comportamento comunitari che permettevano un armonioso riconoscimento col proprio ruolo politico, e pertanto, l'ordine pubblico. achille era valoroso= devo compiere il mio dovere di soldato senza velleità no-globalizzatrici dissidenti. molto pragmatico, e simili. gli stessi dilaceranti canti di saffo, addii all'amore, inadeguatezza alla bellezza; le sofferte invocazioni di alceo all'oblio del vino che soffochi il dolore dell'ade, quello che liricamente ci pare un abbandonarsi dell'animo poetico alle sue note più vive e personali, è in realtà tecnicismo strutturale, precisa risposta al bisogno di coesione sociale realizzato attraverso la ricorrenza stilistica. l'eteria di alceo, il tiaso di saffo. istituzioni regolate dal sistema di valori ritualizzato dalla poesia.
    e noi cosa dobbiamo fare di fronte all'inqueitante strangolante incombere di tecnicismi, dinnanzi allo svolgersi infinito di formule matematiche, allo sterile razionalismo utilitaristico di un'inevitabile visione storicista e materialistica della realtà? invocare un "senso del bello" ad essi totalmente alieno, frutto di una realtà altra, come fece croce, che vide le categorie estetiche così distanti dal meccanismo del mondo, da risultare cripticamente irraggiungibili, se non da un figurato anelito della nostra anima e dalla sua inquietezza di fronte al sublime? è davvero così distante da noi? non me la sento di collocarlo così distante. il bello è l'immagine di dio, e dio all'uomo si avvicina, si fa uomo a sua volta. quanto è bello l'uomo, in quanto figlio della natura, ed elemento di spicco. perfetta fusione e armonia. imponenete la sua creazione a specchio della physis, la natura selvatica che ha addomesticato nell'ammirazione delle sue forme. perchè invalidare moralmente l'intento estetico se sullo stesso meccanismo deterministico della physis si fonda? così come essa è regolata dal matematico rapporto aureo tra le sue componenti, così come l'equilibrio naturale è mantenuto da elementi necessari, così non dobbiamo rifiutare noi il dolce giogo del dovere. inteso come necessità sostanziale. niente è puramente esornativo in natura: i petali di un fiore servono ad attirare le api. una cascata contribuisce al circolo delle acque, la luna segue il suo corso programmaticamente regolato. le colonne sostengono la trabeazione. vogliamo togliere significato estetico a tutto questo, perchè non è assoluto? perchè si basa su ovvi pretesti materiali? perchè non si autosostiente, ma ha bisogno anch'esso della categoria dell'utile? vogliamo strappare dalla sua bocca le parole di archiloco, perchè, raccontando del suo abbandono dello scudo, si è fatto portavoce di una nuova ideologia bellica, quella del soldato oplitico? siamo stereotipi culturali, figli delle contingenze, della materia. ma senza un principio divino non vedo come in tutto ciò potrebbe rientrare il principio del bello. dio opera attraverso il mondo: siamo sulla scena delle possibilità, attori dell'opera suprema, e pure poggiamo saldi i piedi in terra, e indossiamo maschere non nostre. è per questo il dramma meno bello, e qualcuno davvero dubiterà delle parole del coreuta che annuncia meravigliato l'alzarsi in volo del suo telefo?
     
    evviva! dopo questo sproloquio sono molto più felice!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    e sognatevi che io ora rilegga quello che ho appena scritto per vedere se effettivamente ha senso.. a voi l'ardua sentenza.