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April 30 e il resoconto?ammetto: il mio scazzo è immeritato.
faccio così tante cose che se ne facessi la metà non avrei comunque diritto a scazzarmi.
forse il gap sta nella non-rielaborazione. nel rifiuto di trarre l'agognata somma dalle mie azioni.
dal posticipare l'aggiornamento del libro dei conti.
la mia memoria sovrascrive dimentica abbaglia e mescola.
solo le fotografie mi ricordano un procedere ordinato. anche se non so come, non capisco se il tempo scorra veloce o troppo lento e quale ne debba essere il ricordo, che tende a stratificarsi su una superficie piana. ho spalmato un po'di foto di ricordi 2007 in una medesima sequenza.
adesso le osserverò, le mediterò, avrò nostalgia rimpianto e rimorso e starò molto male,
poi tirerò le somme
April 29 stillicidio beckettianoo prischi lettori,
lo squallume di questo spazio langue.
non perchè trovando soddisfazione nella vita fattiva io abbia trascurato di scriverne, ma perchè ogni qualsivoglia mia forma di esistenza -reale e fittizia- è in questo periodo naufragata.
ogni mia azione è accidentale quotidiana e fine a se stessa. l'assenza di motivazione risiede in un'assenza di scopo che svuota di piacere anche ciò che dovrebbe da sè soddisfarsi. come l'arte, la letteratura, i griffin e i libri di fotografie.
è che senza scopo proprio no. è tutto uno scazzo.
come questo sabato sera nell'inquieta indecisione tra l'amaca e il tappeto, tra le coperte e il tramonto, tra l'andarmene e l'arrendermi. e non ho scelto nulla.
che palle
![]() April 17 è notte, rinnego.ci ho ripensato e non andrò a dormire, non ho sonno e l'etica del domani non mi porterà a fissare con angoscia il nero delle pareti chiuse meditando sul nulla.
ci ho ripensato che stabilizzerò la mia vita prima dei trent'anni. ho alzato il conto dell'età, potrò ancora volere il mondo forse fra molto tempo. la mia vita fino ai tren'anni sarà in funzione di esso e non il contrario. darle una definizione sarebbe opporglisi.
ci ho ripensato che mi spiace che mi hanno buttato fuori dal locale l'altra sera. la mia apatica mancanza di condanna degli esseri circostanti mi impedisce di provare attrazione nei loro confronti così come odio. è un'indifferenza malinconica quella che chiamo amore panico per il prossimo: ignoranza del singolo, e compassione per l'altrui sorte generale. dopotutto coloro che ho amato non sono stati mai gente di mondo, ed è ancora mio desiderio avvicinarmi a quelli che mi somigliano.
ci ho ripensato su norman. il fatto che sia donna è un divertente smacco al mio finto indiscrimine per il sesso altrui. l'ho sempre cosiderato un attributo secondario, come il colore dei capelli. in questo caso è più un evidenza estetica della consapevolezza della legge universale che regola gli ii pirandelliani. sembra interessante.
ci ho ripensato sull'incomunicabilità della mia percezione individuale. ho deciso che troverò il modo. la scrittura non mi è più affine. forse. forse un giorno ci ripiegherò, lo sto facendo anche ora.
ci ho ripensato su parigi. non è una cazzata. ci andrò veramente a vivere. se sommo le ore passate in viaggio quest'anno non trovo nessun impedimento a fonderle in un continuum di mesi. la mia casa è dapperutto. la meta non è parigi: è tutto un viaggio.
ci ho ripensato che mi darò al metal. non adesso. ho un manuale di progressive & underground sulla scrivania.
ci ho ripensato sulla mia università. mollo tutto e mi iscrivo all'accademia di brera.........................................................................................scherzoneeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ci ho ripensato che non andrò a dormire... andrò a dormire. April 16 disordercaro norman.
ricordo la decisione di assumervi come personaggio letterario che presi fin da quando cominciai a trovare nelle vostre parole una vasta parte del mio universo mentale. entrando a farne parte, ne veniste assimilato dialetticamente come tipica figura pallida biondiccia e pseudokurtcobaniana. ciò in base a considerazioni come "robert smith ha forse a qualcosa a che vedere con l'immagine che io ho di lui?" e "cosa direi a giorgio aurispa, se potesse ascoltare la mia voce?".
ma ancor più non avrei avuto voce per d'annunzio, intermediario segreto tra me e i suoi personaggi. il possesso è individuale, non accetta intromissioni. voi foste il libro delle mie fosche serate patavine. il mio libro.
ricordo altresì il desiderio di ventilarvi l'ipotesi della mia esistenza. esso rotolò lentamente all'interno dell' imbuto di apatia e solipsismo autunnale, e mi colpì d'improvviso. vi scrissi il giorno stesso. fu la necessità di una presa di posizione all'interno del mio sistema figurativo, che mi si presentava sempre più distante.
e ricordo anche la fitta rete d'immagini che nel tardo pomeriggio veneziano di ieri copriva il mio occhio. ernst dalì todguy picasso magritte cornell e norman. vestito di nero come me lo aspettavo.
tuttavia si chiamava giulia, ed era una donna.
questi ricordi si sovrappongono. vari studi prospettici di una visone futurista che non giunge alla tarda rielaborazione.
non che io non potessi o potessi aspettarmi qualcosa di diverso da cosa mi aspettavo, poichè per mia natura contemplativa non amo l'aspettazione, preferendo ad essa una figurazione molteplice, indistinta e casuale dell'avvenire. oscar poteva essere una donna. ricordo che nel sogno, ove si concentra l'essenza della figurazione, lo credetti; quando nella realtà mi crogiolavo in un simbolismo vago, che non si cura di simili precisazioni.
ognuno ha di se stesso una percezione che non può essere unitaria; solitamente capita l'opposto con la percezione che abbiamo degli altri. perciò per voi non sarà di stupore quest'essenza molteplice che avete assunto. siete abituato a conservare il vostro io per la scrittura, e a sciorinare altri luoghi personali poco individuali ma forse interessanti per coloro che lo esigano; forse
divertito da questa creazione, sicuramente infastidito quando essa disobbedisce.
in quanto a me, rileggo le vostre pagine, le vostre email e un paio di sms di ieri, e mi pongo serie interrogazioni.
April 05 sarò mica buddista adèsboh. mi sa che oggi ero proprio presa male invece. sotto caffeina e con dei pretesti artistici/interpersonali, la consapevolezza era minore. sarà stato forse per the hours ieri sera, il sonno, la dimenticanza della macchina foto, la sfuggevolezza dell'arte, la laurea in fallimento/diploma per reagireeeeeee. però pur forse muovendo da cause reali, diviene qualcosa di sommamente astratto. l'immagine di una mancanza. un vuoto.
perdo ogni parametro per recepire criticamente: chi sono io, vetro contro acciaio/ o mascheraio per giudicare ciò che mi attornia? uno specchio senza riflesso. tipo londra. troppo inconcepibile. cosa vuoi dirne poi quando torni? nessuna critica nessun apprezzamento, passate pure, la dogana è infranta.
bisogna dire ai buddisti che il nirvana scazza. una religione buttata nel cesso
ciò cede spazio a scarne considerazioni, quali:
-basta basta non tollero più il pensiero intellettualmente/economicamente elitarista
-la michela era isterica l'altra sera!!
-scusa fes giulia oggi ero rincoglionita e triste
-scusa fes staffo ieri se ti ho dato buca
-sono ossessionata dalla paura di perdere il portafoglio
-c'era una bambola gonfiabile in cattolica! in cattolicaaa
-nelmentrechè pensavo a sara mi ha mandato un sms! allora dio esiste
-la coniglia ha scagazzato per tutta la mia stanza e rosicato i cavi USB.
però mi lecca le dita ed è forse l'unica cosa che percepisco in quest'istante
-devo prenotare una gastroscopia o morirò.
-sto leggendo un libro fighissimo e NON è il tasso (che ha rotto).
-le mie sorelle mi hanno regalato il GQ con l'articolo su milla jovovich (quel libro non è nemmeno il GQ).
-alla fin fine la social catena ha basi insensate.
tutto mi passa attraverso come una rete dalle maglie sempre più larghe
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