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    May 29

    riesumati resti euripidei

    ho appena finito di leggere "phaedra's love" di sarah kane. è un testo teatrale. volentieri l'avrei visto in scena, ma l'ambito delle possibilità aristoteliche è quello che è.. ma l'averlo letto in inglese su internet (col cavolo che lo compravo) non ha sminuito il mio sconvolgimento. decostruzione morbosa dell'etica, di ogni significato umano.. autocompiacendosi del disgusto che provava più rendeva cinica ed impassibile la sua immagine, l'autrice è arrivata a tal punto da poter sopraffare la collera dell'indignazione per se stessa solo uccidendola.. e morendo a sua volta, suicida, legando il bianco collo con i lacci delle sue stesse scarpe ad una trave.. così, decostruita, la morte di fedra, il nodo d'ippolito. grumo contratto in uno spasmo di sangue e sperma. paradosso ed estrema conseguenza della distanza da un paradigma impossibile di intoccabile purezza di una tradizione distante, inaccessibile, odiosa.. sarah kane si suicida a ventiquattro anni, alle spalle una vita costruita sulle immagini di cui riempiva i suoi drammi. morte, vivisezione del corpo come ultimo rifiuto di un'identità troppo inaccettabilmente materica, insensata. 
     
    come. perchè, soprattutto. follia? sicuramente, come il suo dolore. "subì l'acciecamento di qualche forza divina? una colpa inevitabile?" e la sua sorte ci stupisce, pensiamo "anche noi". ma la sua morte è la catarsi. purificazione della nostra società dall'elemento contaminatore.
     
    scorreranno molte lacrime,
    rieccheggerà il suono del pianto.
    le disgrazie dei grandi
    ci commuovono di più.
    [euripide, ippolito. vv1462-1466]
     
    ma oggi ancora non tocca a noi. non è la paura che ci schiaccia -ma l'angoscia ci lascia attoniti.
     
    chorou-exodos.
    sugli occhi scende l'oscuro sipario
    May 27

    you hear it first

    un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità (intesa come senso di appartenenza al genere umano). stasera sono uscita con i miei compagni di università. ad una settimana dalla fine dei corsi ho imparato gli ultimi nomi mai appresi. forse al termine degli studi li terrò tutti a mente, per stasera ho dovuto dimenticare quelli che sapevo per far posto ad i nuovi.
    dalle otto di ieri sera alle presenti quattro di stanotte, ho semantizzato l'esistente attraverso le lenti dell'immaginario letterario greco arcaico. un apparato interpretativo ben vasto, se paragonato al limitato materiale indagando presente. appellandoci reciprocamente con epiteti di divinità classiche, siedevamo su di un balcone mediatando dei significati dell'essere che potevano a noi disvelarsi attraverso l'epifania immediata degli elementi circostanti (quali i mozziconi di sigarette a terra sparsi come involucri effimeri di un esistenza che consiste nel suo medesimo consumarsi; l'attività compulsiva del rotolarsi convulso di un felino poco distante, metafora dell'angoscia della nostra stessa condizione animale; la decandente bellezza del fiore di gelsomino di proprietà della signora madre del nostro cortese ospite, che troppo facilmente rimandava alla citazione di sparse citazioni wildiane). speculammo sempre più astrattamente, finchè la fin troppo ovvia mancanza di argomentazioni pretestuose necessarie al procedimento del discorso necessitò un ottenebramento della ragione perchè si evitasse la sgradevole consapevolezza del fatto (o meglio, del non-fatto), e lo scopo venne congruamente raggiunto dai miei momentanei compagni nel viaggio della vita tramite le consuete sostanze oppiacee comunemente atte a simili circostanze; da me in un distanziamento cerebro-intestinale (non esattamente nausa sartriana, più chiaramente un senso di vomito) della coscienza volontaria, la quale, tradita e vilipesa dalla sua stessa modalità di essere in quanto manifestarsi -la parola- è regredita alla sua modalità di essere in quanto astrarsi, e trovando in se sola ben poche motivazioni a sostenersi, rifiutando il contatto con ogni contaminazione terrena che non mostrava, nell'assenza di ogni significato sovrastrutturale, altro fine che un puro edonismo contingente, ha finito per rinnegare se stessa in quanto ricerca -la volontà, e si è accasciata con sguardo triste contro il muro del parapetto, non trovando più nè le parole nè il significato delle stesse. e non seppi più contraddire nè assentire, ed il logos riarse arido, della stessa consistenza dell'hascisc che avevo girato. senza fumarlo. e l'inesistente principio di me stessa che mi tormentava, anche se così sottile da non riuscire ad essere da me visto, fu più denso del fumo di uno spinello, poichè esso non riuscì a compenetrarlo. di ciò mi sentii senonaltro piacevolmente autocompiaciuta, e mi crogiolai nell'indistinta sensazione per il resto della notte, avendo volontariamente annullato allo scopo ogni altra percezione mentale.
    mi riscossi dall'inesistenza solo nel solingo ritorno biciclico, attraverso le chiare immagini della padova notturna, ove la limpida statuaria pratodellavallesca si rifletteva a specchio nel circostante surrogato del fiume piovego e nei miei occhi finalmente disannebbiati dalla cappa caliginosa dei libri e degli oppiacei. e m'insorse ingente il desiderio di ascoltare il nuovo album dei julie's haircut, "after dark, my sweet". delizioso post-notturno.
     
    sono salva, ancora una volta. chiusa la porta di casa e acceso windows media player, è una considerazione sorprendente che mi faccio ogni qualvolta sopravvivo ad una serata.
     
    è un mondo difficile. specialmente quando andrò a lavorare.
    May 26

    faos heliou

    mi rimane una sete inguaribile, una sete estenuante. un pungolo mi tormenta, tanto più fastidioso quanto indefinito e vago. sento risuonare dello scalpitio delle sacre cavalle del carro d'elio la volta inane del cielo: solo il suono è rimasto, come testimone del passaggio di una luce che mi rimane sconosciuta. la realtà è là davanti, la posso toccare, a tentoni, nel buio: ho bisogno delle parole come mezzo d'indagine, sostegno, guida. eppure quello scalpitio mi convince che c'è qualcosa di immane, di fragorosamente risuonante il ruggito della potenza di una visione nuova, della folgore e del tuono: il sole che mostri ardente ciò che finora nel buio ho congetturato, che bruci me e le cose in una vampa sola, che mostri chiaramente a me stessa come io sono nelle cose, e le cose in me. che riunisca ciò che era molti, e che ne faccia uno, che porti dall'analisi e dalla vivisezione della realtà ad una comprensione piena, immediata ed autosignificante. sete dell'assoluto.
     
    esso non è travalicazione ma coscienza del limite. l'ubermensch non era poi così tanto uomo se ne eccedeva in ogni suo aspetto. la qualità umana io ricerco, non l'altrove. non il significato astratto, non l'azione attraverso la conoscenza. ma la conoscenza attraverso l'azione.
     
    ho ancora sete. due litri di the freddo, e una ricerca inestinguibile.
    May 25

    1 settembre 17**

    chi può desiderare una FELICITA' CONQUISTATA A PREZZO DELLA RAGIONE, e i cui effimeri piaceri sono seguiti dai rimpianti, quando non addirittura dai rimorsi?
    questo pericoloso delirio [...] quale orribile devastazione procurerebbe in un cuore inesperto e sensibile, sul quale accrescerebbe ancora il suo potere con la grandezza dei sacrifici che lo costringerebbe a fargli?
    voi credete, signore, o fingete di credere, che l'amore porti alla felicità; ed io sono così persuasa che mi renderebbe infelice, che non vorrei mai sentir pronunciare il suo nome. mi sembra che il solo parlarne rovini la serenità; e quindi sia per istinto sia per dovere, vi prego di voler mantenere il silenzio su questo punto.
     
     
    [TACI fedra, avvolgi nel silenzio la tua dolorosa malattia. oh, sofferenze indicibili dei mortali, innominabili tristi dolori. mai vorrei essere vista compiere simili azioni: e certo, ben comportandomi, ne avrò onore. tacerò dunque, e farò di pensieri indegni un motivo di nobiltà. un onore se muoio nel silenzio, turpitudine se i miei mali verranno alla luce. risplenderà la mia fama quando la parola che porto con me sarà avvolta da tenebra caliginosa nell'ade che molti accoglie. così lascerò la vita morendo, perchè non posso separarmi dalla parola, che è tutta me stessa] [euripide, ippolito. collage di versi più o meno strutturati nella mia mente]
     
    follia o consapevolezza?
    non è un'alternativa valida. di cosa essere consapevoli, se non della follia?!
     
    la presidentessa di tourvel al visconte di valmont.
     
     
    May 23

    sete di sapere

    penso di avere una sorta di disfunzione fisica aggravantesi per quanto riguarda l'utilizzo delle sostanze liquide. avendo giusto dismesso la consueta prassi alcoolica, il disequilibrio del mio organismo si è volto verso l'ambito idrico. come se non bastasse la particolarità del mio rapporto con l'acqua in certi ambiti (e qui non tutti possono sapere a cosa mi riferisco, disgraziatamente per quei pochi che conoscono per esperienza..), una simile propensione si è estesa sempre più diffusamente nell'ultimo periodo: in quest'istante ho in parte al computer un litro e mezzo di acqua riempito quattro volte nella giornata di oggi e ogni dieci minuti mi trovo con la gola riarsa attaccata al collo della bottiglia! sono due settimane che trovandomi in questo stato mi interrogo psichicamente sul fatto, e non oso perorare indagini biologiche -il timore delle analisi sanguigne mi attanaglia il cuore e la mente più di un'oscura malattia mortale.. mi sento in tutto e per tutto il protagonista di big fish e non vorrei fare la sua stessa fine prematuramente. tutto ciò per avvertire che se perorerò teorie strane in questo periodo, ce n'è una ragione. il delirio psichico da acqua nel cervello.
    May 22

    patti civili di... solidarietà???!

    campo di battaglia che dovrebbe essere anche il mio, il pacs non mi lascia indifferente quanto vari altri diversi ambiti sociali da cui mi levo nel mio consueto distacco atarassico. anzi mi lascia estremamente contrariata. questo deriva non tanto dalla contrarietà che ho nei suoi confronti, quanto dal fastidio con cui l'argomento mi tange. ma sono due situazioni estremamente differenti. la prima è astratta: sono contraria al pacs perchè toglie valore giuridico all'importanza del legame tra due persone, e i legami non sussistono di per sè soli, come i valori non sussistono senza essere normati dalla società che li sottende. il pacs non richiede impegno e responsabilità quanto un matrimonio, e il legame che va a creare sarà di per sua natura inferiore. perchè dovrei accettare un posto in seconda categoria? non cerco una soluzione di mezzo, che con la sua semplicità si pretenderebbe di colmare la difficoltà del problema in cui si pone. l'unico risvolto positivo del pacs sono finora le bandiere colorate sventolate al sole nelle giornate del gaypride. sono così carine. e colorate. niente di più.
     
    ma il risvolto della faccenda che più mi turba non è astratto, non è universale. riguarda me sola, al di là delle categorie che vorrei applicare al mondo. nonostante la ragione mi impedisca di considerare inferiore il valore di una famiglia gay rispetto all'icona della tradizione, questo non riuscirà mai ad incarnarsi nella mia vita reale. illusioni e false speranze, costruite su proposizioni intellettuali: siamo figli del nostro tempo e dei valori che esso porta, e, quando vivo, non posso astrarmene. la filosofia è un gioco e posso rendermene conto essendo abbastanza grande per vedere la vita in modo serio. a diciannove anni posso ancora permettermi di "vedere la vita": ma a trenta? che ne sarà della filosofia, quando avrò trent'anni? carta igienica tutti i miei libri! ed io con loro nel cesso!!
    May 20

    a clockwork orange

    breve aneddoto della mia vita reale che mi ha stupito per le sue realizzazioni psicologiche.
     
    trovandomi nella giornata di ieri in condizioni festaiole, avendo appena felicemente concluso uno spiccio esamuccio di greco, decisi di appropinquarmi ai patri lidi in modo da avere la possibilità serale di una divagazione spaziale oltrechè mentale, e mi apprestai ad ascendere sull'interregionale del venerdì sera in direzione milano. nel compiere tale azione, pur tra la calca delle migliaia di tipologie di persone dall'abito e dalla funzione sociale differente, accalcantesi intorno alla mia presenza completamente impregnata dallo studio antropologico di tali varietà, notai uno sfavillante gruppetto di bambini delle elementari diretto alla mia medesima meta. il mondo intero sembrava riunire tutte le sue destinazioni in quel treno, ed accordando la mia mente al volgersi dei fati, mi accoccolai sull'imbottitura prospicente di un lembo di sedile attendendo di conformare il mio destino individuale all'universale. in breve, ormai sfocatisi i contorni indagatori del mio interesse dopo una rapida contemplazione dell'aggregume giovanile che mi accerchiava, felicemente compiaciuta della giovialità insita nell'inconsapevolezza di quegli entusiasti nuovi elementi catalizzatori di pace ed amore quali sono i bambini, mi accinsi, ricolma di pace e amore a mia volta, al dovuto ritorno alla consapevolezza responsabile che (come ben tutti sanno) mi caratterizza, e finsi di studiare l'ippolito.  nell'intanto che dilettavo la mia mente tra i passaggi psicologici della fedra euripidea, dell'interpretazione aristotelica della suddetta, della psicanalisi contemporanea nonchè della mente deviata del mio professore frocio di greco, l'esuchìa carmica che mi pervadeva scemava in modo inesorabile causa le urla amabili di quella foresta inestricabile di teneri germogli, futuro e speranza della società pulsante, che attorniavano la mia mente di spirali di gioia gridata al cielo, commentata dalle arcane parole di rimprovero della saggezza, che si esprimevano ora in un lamentoso linguaggio mwobutu dalle labbra di due sapienti eremiti dalla pelle bruciata a dieci centimetri dalla mia faccia. ovviamente urlando.
     
    dopo un'ora e mezza passata con un'ebete espressione di pacata atarassia/coma sul volto sorridente, composto uno sguardo il più somigliante possibile alla copertina di arancia meccanica, mi sono innalzata contro bambini e maestre dicendo che li avrei ammazzati.
     
    non è colpa mia. sono certa che non li odiassi. non ho mai odiato nessuno, sono contraria a questo genere di cose. sono rimasti così male, e osservando la loro pallida reazione sono rimasta indignata più io che loro dal male della violenza. eppure li avrei ammazzati.
     
    al diavolo. tutto quest'addestramento della mia anima non conduce ai risultati sperati. un giorno l'intelletto dominerà le passioni, ed imparerà a controllarle e gestirle, a crearle ed eliminarle. ma non sono ancora pronta.

    destriero di trigeo, mi lasciasti a terra.

    ah! filosofia, fuggevole proditrice. così come tutte le donne. la parvenza di una tua materializzazione in una qualsiasi forma corporea si è rivelata chimera della tua proiezione nella mia mente. di contrasto, mi dedicherò ad attività prosastiche inusitate. riordino la mia stanza, e mi dò agli uomini. come ulteriore ripicca suprema dovrei disvolgere lo sguardo anche da te, letteratura. ma non posso scuotere lontano il tuo giogo adesso. puttanella che non sei altro, mi costringi con la minaccia degli esami incipienti! e io cedo. adieu, la finisco di trastullarmi con questo vano nulla che trascorre il suo tempo in niente, e vado a studiare. che palle.
    May 19

    ritono all'empireo. addio mortali

    e che cacchio. montenegro e sambuca. causa dello sproloquio dell'altra notte.. una pagina scritta di filato alle tre di notte, dopo aver filosofeggiato fino a quell'ora con indosso una maglietta dai vividi caratteri folgoranti I LOVE LESBIANS. mai lasciarmi sola con una ragazza e dell'alcool. potrei parlarci fino allo sfinimento.. ah mon dieu. ho una ricaduta pesantemente filosofica. domani festival della filosofia a crema.. quasi quasi ci vado, e porto una bottiglia. nonchè una ragazza. chiunque voglia aggiungersi, porti una bottiglia. o una ragazza. basta libri, il dolce suono della parola risuoni.
    ottimo esame di greco. altro che il wilamowitz. la questione omerica ce l'ho in tasca! ed il tuo di esame com'è andato, o tu che mi tiri buca da due settimane a questa parte? giusto per non fare riferimenti espliciti potremmo ufficializzare la convenzione dei riferimenti simbolici tra i nostri blog, come attualizzazione letteraria di quella parte del nostro rapporto che mi sfugge, ma trasposta in ambito retorico cede l'abito dell'incertezza per assumere quello più filosofico dell'indeterminatezza, che posside la differenza fondamentale di non porre il mio io reale nelle condizioni di una mancanza di interpretazione, di decisione. una mancanza di qualcosa, insomma.
    May 18

    le relazioni pericolose

    sto leggendo laclos. finalmente, erano secoli che mi ripromettevo di cominciarlo, come illuminante apertura sul settecento, secolo tanto decantato e tanto odiato, fonte di scandalo, non certo anestetizzato alle nostre orecchie dalla frequenza della sua ripetitività. e non mi piace per nulla: ogni singola fibra morale dell’armamentario etico che mi rimane ne è profondamente indignata. ma dismetto l’abito della compagna e scorta alle mie letture, per calzare quello dell’adepta. al di là dell’epico-storico senso del bello e dell’utile, ritroviamo in questo atteggiamento un fare alquanto insensato quanto impronta di una visione della vita dalle tinte fosche e soffocanti, un fare da pedante universalista illuminista. infatti, nell’accumularsi del pilame di fogli letti negli archivi delle mie memoranze, vi è un vizio di PROcedura dal quale non riesco a prescindere. ovverosia il PROcedimento positivistico dell’accumulazione PROgressiva; e l’insistente nonché crescente presenza della particella PRO in quest’accozzaglia di parole potrà rendere impressionisticamente l’idea del fervore comtiano che mi spinge, in un crescendo di sapere, ad un fine lontano irraggiungibile quanto scontato, cioè un possesso totale, d’ogni sua parte inteso, della produzione letteraria più caratteristica d’ogni secolo, nella cui misura poter inquadrare i metodi interpretativi del nostro, così da analizzarne non tanto le circostanze quanto le interpretazioni. predominanza dello spirito o della carne; falsa tregua di pace democratica tra le due istanze; cessione alle troppe istanze contraddittorie dell’uno e dell’altra, nell’aporia dell’indissolubilità del composto; compromessi di un difficile concubinaggio: a questo ed altro si è dovuto prestare l’Essere, per poter venire da noi compreso. e la comprensione si svolge sempre sotto i principi di un’interpretazione, un’analisi, una vivisezione. non è tanto la forma delle cose ad essere compresa dall’indagine filosofica, quanto un’intera società a rispecchiarsi in essa, e a svelare quindi le forme mentali del suo agire. dallo spirito alla carne e dalla carne allo spirito, non mutata l’essenza dell’universo ma di coloro che nelle sue pagine leggono. la storia si rispecchia, sempre. e la filosofia può aiutare a comprenderla, nel nome di un’indagine antropologica il più antropocentrica possibile. dalla mia infinita inchiesta non chiedo di comprendere il mondo, questo no, compito troppo elevato, non ne sarei degna né tantomeno interessata. voglio arrivare a prendere coscienza delle ruote che incalzano sotto al mio treno, dei binari che sfrecciano via veloci. voglio comprenderli e dirigerli. capire i miei parametri, darmi una bussola, per non perdermi più. e chissà se la schiavitù d’amore esisteva nel settecento. così voleva l’epoca, e non è per una volta l’oggetto ad essere importante, quanto il suo significato. essa era creduta, ed in virtù di questo, esisteva. ma il credere non dev’ essere corroborato da indizi più forti: ed un’attenta analisi razionale può darne nel contempo la prova quanto distruggerne l’esito. non sarò mai più schiava di legami d’amore intellettuale, anche la ragione, razionalizzata, ha fatto il suo gioco. tutto rimane scoperto, le regole, se non infrante, rendono il divertimento onesto soltanto noia. così la marchessa de merteuil. ancora aspetto qualcosa a sorprendermi, ed alle volte basta il ricordo della semplice poesia che mi indirizzò, anni orsono ormai, a leggere questo libro. la leggevo senza essere pronta, senza una griglia mentale in cui analizzarla e senza poterla capire. ora capisco: e l’analisi, il tempo, l’hanno corrosa. per sempre? e pure sto incidendo le mie pupille di griglie, presto non vedrò più. torno a darmi un limite temporale. se entro i tentacinque anni non mi sarò mai innamorata, divento uomo! è la manifestazione di un fine esperienziale in entrambi i casi. ci vuole una botta di vita, oh.
    May 13

    dèa theàon

    camminava scivolando sulla superficie acquosa del cielo, gli occhi rivolti dove voleva immaginare si trovassero i suoi piedi. il freddo liquido in cui era immerso rendeva della medesima consistenza le nubi, l’aria che respirava ed il suo pensiero, che scorreva fluido nella creazione di figure più nitide del reale. il manto stellato, lontano, gli procurava vertiginosa l’impressione che avrebbe potuto cadere da un momento all’altro, trascinato nel vuoto sovrastante.

    la sensazione era forte, e questo gli diede ancora una volta la percezione del suo corpo rapportato alle potenzialità che la sua posizione poteva assumere se debitamente incanalate in un estetico atteggiamento mentale. infinite potenzialità racchiuse nella sua piccolezza di fronte al cosmo sterminato: e per questo ancora più grandi.

     

    invisibile, potentissimo signore in un corpo piccolissimo la parola.

     

    come l’inchiostro sulla carta, così era il suo aspetto formale, la sua posizione, le sue determinazioni fisiche. non lasciavano trasparire nulla del significato a chi non sapesse leggere, ed il suo sistema era totalmente incodificabile. una fortezza inespugnabile custodiva, ricolmo di significato, il mondo che intorno a lui appariva sterile e arido di senso. dentro di lui, intoccabile e splendente, rifulgeva l’universo rispecchiato in un perfetto gioco di rispondenze e calcoli, proiezione del disegno divino che intreccia l’inestricabile foresta di simboli con la bellezza sempre nuova del sublime che mai si esaurisce in virtù della piena comprensione delle sue parti.

    nella notte procedeva a passo sicuro, non aveva niente da temere. l’arte e la scienza lo proteggevano e proiettavano la sua figura a stagliarsi contro il velo delle stelle, lontano dall’intessitura dell’incespicante trama dei rapporti umani, dall’equivoco dell’accidentale, dal meccanico svolgersi delle necessità della contingenza.

     

    egli è intoccabile, oro e avorio, le sue labbra riscrivono la storia.

     

    contemplava, dolcemente immerse nel buio, le rovine gloriose del passato che lo circondavano. in questo la comunicazione trascendente con lo Spirito lo inscriveva nel disegno universale che voleva in lui la risposta al grido di quelle pietre spezzate, di quei colonnati riversi a terra, di quelle mura che non potevano più da sé sole restituire l’eco dei segni che portavano iscritti. la segreta lingua modulava parole di un suono argentino alle sue orecchie, e si accordava alla musica che ora sorgeva spontanea dal suo animo a sottolineare la grandezza del silenzio che conteneva la recitazione in versi della sua anima.

    i declivi delle colline calavano morbidamente immergendo il proprio flessuoso profilo nelle acque del lago. procedette lungo il promontorio sottostante, giungendone alla punta estrema.

    a tratti malinconico sulle note della melodia che sorgeva dentro di sé a coronare quello spettacolo, abbracciava ora con lo sguardo l’intera distesa dell’acqua nera, che gli restituiva il riflesso della sua immagine umana della medesima consistenza del mondo che si rispecchiava dentro di lui. nessuno avrebbe potuto sospettare, nessuno avrebbe potuto capire.

     

    e sentì un ebbra fierezza di possedere, lui solo, tutto questo.

     

    fu in quell’istante che la vide. ella comparve alla sua vista con un aspetto duro, splendente, nobile. riconobbe la sua figura secondo tratti inequivocabili, ne aveva dimestichezza. di lei sempre aveva avuto interesse, dapprima nei libri, poi nelle sue ricerche, le quali tutte giungevano al punto fermo da essa rappresentato. il nodo cardine di ogni sapienza, di dove si dipanava centralmente ogni forma del pensiero. nulla da lei prescinde, ed essa divinamente tiene il regno di ogni intenzione, e solo considerando il suo vaglio ogni azione è intrapresa, giudice eterno.

     

    tutta la sua vita verteva sull’attesa del momento in cui ella gli si mostrò.

    ed egli la stava aspettando.

     

    sapeva che sarebbe giunta in quel tempo ed in quel luogo, ne aveva la matematica certezza. le migliaia di dati fornitegli dall’universo circostante non gli avrebbero mai permesso di sbagliare nella previsione della posizione di ogni singolo tassello di cui si componeva il destino, scritto su una carta topografica perfettamente spiegata nella sua mente.

    era per lui tuttavia sempre oggetto di meraviglia e di interesse il manifestarsi di ogni evento, quantunque esso fosse già presente al suo pensiero, poiché dentro di lui il tempo non si svolgeva nel singolo, limitante momento dell’attimo presente, bensì in un eterno rispondente richiamo del futuro al passato, in cui ogni elemento veniva alla luce in continuazione rivestendosi del significato di interpretazioni sempre nuove, non potendo permettere la noia del già visto, o la banalità della stasi.

    vide meravigliosamente avvenire dinnanzi a sé ciò che la sua mente aveva a lungo costruito, l’immaginazione si fondeva ora con la vista in una sensazione di completezza che rendeva bene il significato del lungo peregrinare del suo animo verso l’estremo dell’elevatezza.

    ella sorgeva dal denso buio delle acque, laddove si fondevano con la nebbia, lasciando aperta dietro di sé la fredda e strangolante gola che spaccava le porte del mondo materico. uno splendore immane concentrava ogni singola fibra luminosa nella sua figura, soffocando la brezza circostante, gettando nell’invisibilità ogni altra cosa, di cui, essendone sottratto il nome, era annullata l’essenza.

    la sublime bellezza della donna bruciava il suo animo, esteticamente sensibile più d’ogni altro, e per nobiltà di nascita e per la rigida educazione cui era stato dall’arte sottoposto in ogni momento della sua esistenza. in lei riconosceva fondersi la grazia della perfezione con la suprema forza dell’onnipotenza, ricolma di ogni scienza. Le muse, sue servitrici, innalzavano alla loro signora i canti mai uditi dall’uomo, dei quali ora egli si trovava non spettatore, ma partecipe, vibrando in accordo con essi le fibre del suo cuore.

    suprema regina Morte, vestita di sole, inequiparabile ad ogni altro spettacolo la grandezza umana o la potenza naturale avesse mai rivelato ai suoi occhi, spezzava lo sguardo in miliardi di taglienti schegge che come dardi roventi di desiderio lo bruciarono. mai aveva provato una sensazione fisica così forte, mai aveva trovato un’uguale rispondenza esterna alla sconfinata potestà del suo spirito. per la prima volta nella sua vita, lo spirito e la carne si fusero in un unico anelito, e furono uno.

     

    di là dal varco, seguendola, avrebbe in lei trovato il compimento, un attimo prima del nulla.

     

     

     

     

    ma tu guarda. mi sembra di averlo scritto un milione di anni fa, ed invece non è passato poi così tanto tempo. ricordo perfettamente quella sete corrosiva di vedere la verità cui giungo, a tratti, solo intellettualmente, ma che mai si presenta agli occhi, alle mani. non l'ho sentita. ora la verità è di nuovo velata, o chissà, forse troppo nuda per poter essere compresa dall'uomo, che non prescinde dalla necessità di un'interpretazione. re-velatio. specchio del mio stato d'animo d'allora, queste parole sono ormai prive di valore per l'oggi, per il futuro. il passato ancora una volta non mi ha insegnato niente. brucia tutto subito, e la cenere presto è fredda, sparsa al vento. come potrò mai crescere su passi che non sono miei? alle parole di chi presterò fiducia? a chi crederò, se voglio credere?

    May 09

    lo yomo di moravia

    terzo intervento in tre giorni. record!
    ieri notte ero nel bosco.. NEL BOSCO dietro mompiano, chi diavolo lo sapeva che c'era un bosco con tanto di UNA CAVERNA?! nonchè una jeep abbandonata risalente al primo paleolitico, col volante sulla destra, la leva del cambio alta 50cm e un falcetto sul sedile.. uaaaaao.. sembrava di essere in un X-file.. prima di salirci ho controllato attentamente che non ci fossero cadaveri.. e avevo ZERO paura.. che palllllllllllllle tusi (trad. x voi lombardi:"raga" in veneto) qui richiedo una scossa.. ho bisogno di oggetti verso cui rivolgere sensazioni.. sperando che sia la mancanza di oggetti entusiasmanti a rendere così piatto il mio encefalogramma, e non sia invece un problema più radicato.. altrimenti una buona lobotomia e via! non è possibile che l'unico elemento che io senta con sufficiente presenza sia la noia.. avevo giusto appena deciso che l'avrei preferita al dolore, ma qui si ricomincia daccapo, mi sto stufando.
     
    e stanotte ho ancora sognato maurizio che si rammaricava di essere stato da me appellato con l'ingiuriante titolo di  YOGURT!! se non altro è stato un piacevole diversivo.
    May 08

    hate, rage & revenge

    ecco una breve lista delle cose più impensabili che odio e che voi, nel mentre siete totalmente ignari di star provocando in me una furia assassina, potreste compiere l'errore di agire nei miei confronti, conducendovi ad una rapida ma inevitabile morte per mia mano.
    • la gente che entra senza bussare in qualunque luogo io mi trovi. tranne quando sono in luoghi aperti dai!
    • la gente che si picchia e/o fa giochi violenti e supremamente nel caso in cui IO rischio di finire coinvolta dal volo di qualche oggetto/persona contundente.
    • chi si mette in situazioni di pericolo più o meno avventatamente o ancor peggio di proposito per ottenere un delirio di potenza personale nel giocare con la morte, cosa che non fa che sottolineare la sua idiozia nei confronti della serietà di quest'ultima.
    • sentirmi dire "lasciamo stare tanto non capiresti".. ahò! io capisco TUTTO! (o quasi, e cmq mi ci voglio impegnare).
    • le persone irresolute, che non hanno dominio di come vogliono gestire la loro serata o più estesamente la loro vita. "mah, potremmo.. mannò chi ce lo fa fare.. massì.. tanto.. boh non ho tanta voglia.. eh ma poi.. bhe quasi quasi.." che pallllllllllllllllle raga ma datevi una mossa tempus fluit et precipitatur.
    • chi tira paccoooooooooo con scuse assurde.. bruciamogli la casa!
    • gli errori di grammatica!
    • i rapporti virtuali. se non vi fate vedere, o miei ex commilitoni del liceo, mi è totalmente impossibile gestire il ricordo di un rapporto basandomi su telefonate, sms o email.. ancora peggio sull'incontrarvi alla Vip il sabato sera di sfuggita.. prima o poi brucerò quel posto e vi porterò via.. quando avrò risvegliato la mia vocazione soterica.
    • i gruppi di più di tre/quattro persone. inizio a sentirmi un riccio e dopo un po'lo percepiscono anche gli altri.
    • chi tira su col naso!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! rabbia e odio estremo! lo tirerei sotto con un tir di fazzoletti giusto per rimembrare le mie istanze di camionista!
    • i fazzoletti usati lasciati in giro.. checchifoooo! ma vi infilo un dito nella narice con un tappo!
    • le polemiche, da quelle di maria de filippi a qualunque litigio. se litigate con me e vi dò ragione, sicuramente nel 99% dei casi non lo penso seriamente. è solo per smettere di disquisire.
    • chi intacca la sacralità dei luoghi che dovrebbero essere templi inviolati di armonia e pace: i boschi, le biblioteche, le chiese. altare di eterna accoglienza ai supplici esuli dalla vita reale.
    • le persone che mi si danno solo nella loro veste superficiale. a meno che non abbia a che fare con gente estremamente intelligente, non riesco a fare l'idiota.
    • chi mi offre "un pezzo" e/o lo richiede dal mio piatto nella prospettiva di una fratellanza incentrata sulla comunione dei beni primari, quali cibo e donne. le seconde ancora ancora ma il primo no! magari pure morsicato.. blehh!
    • chi si rifiuta di insegnarmi qualcosa che mi interessa, considerato il fatto che di solito mi trattengo dal chiederlo per non rompere, ma la mia esistenza si basa ancora su vincoli paideutici nella gran parte dei casi.
    • chi fa le cose "tanto per".. gente abbiamo vent'anni, è ora di prendersi un minimo di responsabilità.
    per le altre categorie di gente odiosa non nominate, il criterio è quello che le giudica nemmeno degne di essere menzionate, in quanto fuori dal consorzio umano ai miei occhi. non esistenti ad essi sono il 90% degli elementi che si trovano dinnanzi, e la preterizione vale a questo. la vita è troppo breve per prendere in considerazione chi non ne è degno! lo so, prima o poi ci farò i conti. ma adesso mi autoilludo del principio di percezione. se riesco a non vedere, l'elemento di disturbo non esiste.
     
    sì lo so che gran parte di questi difetti sono i miei stessi! e allora??? facciamo a botte?????????????????
    May 07

    saturday night fever

    che figata!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ho dormito in sacco a pelo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! wow:-)
     
    [a parte il fatto che non ho dormito affatto], è stata la mia prima notte in bivacco.
    credevo che facesse paura rimanere isolati in montagna di notte, con il sole è così grande che rimanerci per troppo tempo fa sentire sperduti, ed infinitamente piccoli. invece tra i boschi confusi dal silenzio e dal buio mi sento tranquilla. il passo è incerto, ma che importa? non lo vedi! rocce e sassi sono nascosti, e pertanto inesistenti. solo te stesso, e pochi contorni, e riflessi lontani. il resto non si vede: non c'è. nessun rumore tranne il silenzio obliante che ingoia i contorni del sonno e della percezione reale; e tutto è bello perchè è confuso, perchè non richiede spiegazione che solo la luce indagatrice segnala. ed è solo con il giorno che l'indeterminatezza si sente scoperta, è fuori posto. mala cosa la ragione, l'uomo vuole fare luce su tutto, così vuole la sua natura. e io rifuggo nell'ombra, ancora. ma finchè accenderemo fuochi, cucineremo su fornelli da campo e ci chiederemo il perchè delle cose fin nelle viscere della montagna, fino ad allora sarò protetta. ma fino a quando?
     
    quando terminerà l'erto sentiero sul quale corro,
    folle oreste inseguito da erinni immaginarie. 
     
    chi dispenserà giustizia, chi ordinerà i giudici nell'areopago?
    chi fermerà il demone irto di terrore?
     
    comunque stiano le cose, e comunque andranno, grazie.