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    June 27

    nazim in amanda lear's background.

    un tempo negavo tutto ciò che era al di fuori dei miei interessi, dei miei ideali. oggi non nego, oggi combatto; ma pur combattendo cerco di capire gli altri, di utilizzare ciò che vi può essere di utile in tutto e in tutti.
    [hikmet, quattro uomini e quattro bottiglie]
     
    avevo sempre creduto che contro la propria attitudine non ci fosse troppo da fare. mendell spiegò tutto, ed i fiori colorati dei suoi piselli coprirono giocondi la tomba della mia iniziativa. mi autocompiaqui del cinismo estetico di ogni inutile velleità circostante, ma presto, per la teoria dell' ogni cosa ha un identico valore nullo, e perde ogni fruibile senso di godibilità nella frequenza dell'ostentazione della sua insensatezza, mi trovai per tedio ad intraprendere scherzosamente la teoria del farmi piacere ciò che non mi si confaceva essendo la sua essenza la medesima per natura a ciò che percepivo mi si connaturasse, ed a scapito del sacrificio dell'autopercezione della mia personalità intrapresi nuovi significativi viaggi, contrariamente alla mia indole non solo mentali.
     
    perchè prendere la via desolata e stretta, callimaco? essa conduce a ciò che solo l'impressione dell'esperienza può portare, al di là di ogni razionalismo. la sconfitta del razionalismo operata nell'anima è lo scetticismo, vissuta nella percezione è nuova forza, diletto e stupefacente meraviglia, lo stupirsi di se stessi, senza poter afferrare i confini tra sè e gli oggetti circostanti. non sono sfiduciata perchè la fiducia la porto dentro di me, e lo sguardo non si abbassa. su di me pongo la valutazione delle opere che vedo e che intraprendo, e giudico disdicevole, pur senza averlo mai praticato nell'esperienza, il guardare puntate di queer as folk [variante gay di sex and the city, di modo che il dibattito fondamentale sia interamente incentrato sul pene e le sue proprietà fisico-chimiche] a ripetizione; particolarmente riprovevole ciò nel caso in cui si svolga nella MIA stanza, la quale mantiene stretto con i denti il diritto di nomarsi tale, pur essendo incombente l'insediamento del co-proprietario bazzi-cazzi, il quale si trova in quest'istante a vantare le sue pretese non ancora ufficializzate sulla soglia della MIA porta.
     
    non focalizzo ancora se il numero di maschi che mi circondano sia in quest'istante sufficiente a soddisfare quelle che erano le mie aspettative passate. io scleravo con una donna per casa. non sopporto le femmine sin dall'asilo. potevo aver desiderato ogni qualsivoglia sorta di essere dotato di pisello mendeliano. ma adesso è peggio. da quando marco e dario sono qui assieme non mai sono stati sprecati tanti Gbyte di belami, e non avevo mai sentito pronunciata così frequentemente la locuzione valanghe di sperma.
     
    sempre in seguito alla teoria e che due palle sempre le solite cose, voglio un uomo ETERO. il meno voluttuosamente possibile impostando il tono di questa frase.

    in summis werther

    guglielmo! tu lo sapevi che i temporali nelle profonde convalli sono più forti che sull'estremo dei monti, e che però nel rifugio d'una tenda il suono di tante piccole gocce è amplificato, sì che tu lo percepisca, forte, rombante come dallo spettro delle guglie cimiteriali circostanti, e ti senta stritolare dalle stridenti rocce che te, infimo verme glorioso, inghiottiscono nel profondo della loro muta eternità? glorioso perchè, pur impotentemente infinitesimo innanzi ad esse, osi alzare il mento dalla terra, dal suolo su cui fosti gettato inerme, e contemplare con sguardo libero e fiero, fingerti nel pensiero il possesso ed aspirare al dominio, incontaminato nell'animo dalla tua impotenza, puro per la tua impossibilità di agire. il tuo piccolo corpo pulsa, ansima, distrutto, e tu lo spingi più avanti; corri, il respiro ti divora l'ansia. per un attimo ti fermi a pensare, e scopri che se ti fermi non pensi più. ed hai solo la sua immagine davanti, i suoi occhi neri, il suo sguardo ricusante. sei puro perchè non puoi averla. ah, lotte, lotte. per conoscere il tuo nome altre montagne dovrò superare. in questo è la meravigliosa forza dell'uomo: nel contemplare, meraviglioso e terrificante, il sublime. riempirsene gli occhi, ed essere ancora vuoto. sempre.
     
    vuota?! rimane l'orgoglio, la forza di quelle otto ore di arrampicata, la notte in tenda, il fabri :-) ,il ghiacciaio, il bosco, la pioggia. duemilaseicento metri.
     
    l'equilibrio è sentire di meno, essere impermeabile, come la cerata sulla tenda. il sublime sono gli opposti che non si compensano, ma che si tendono, si dilacerano vicendevolmente, mi spaccano con le mie stesse grida. correre, devo correre, sotto il temporale, tra le rocce, tagliarmi le ginocchia sul filo della pietra rovente come il sangue che mi pulsa in testa. ma prima che gli occhi si chiudano voglio vedere la sua immagine, ormai l'ho dimenticata. non voglio raggiungerla: solo guardarla.
    June 22

    kibdelon kakon

    primo orale! greco! ventotto! sì elevata significazione.
    è certo che non capirò mai quegli strutturalisti nominalizzanti che non accettano i voti. dispregiare così un referente talmente intrinseco! rifiutare l'estremo significante di opposti avvolto! negare l'occulto della mente! infatti chi mai giunse a comprendere la significanza di cotal simbolo? cifra composita di saggezza matematica, che miracolosamente s'appone alla sua celata struttura, divenendone principe e immagine! ancestrale rimando sapienziale alla numerologia e astrologia dalla nascita sinaitica, risorta da valore ad identità!!
     
    insomma. che cazzo è un voto?? rende bene il modo di valutazione dell'agire umano. chiaro e conciso. un bollino numerato in fronte, un triangolo sulla spalla forse.
     
    fra piccole iene
    solo se conviene
    [afterhours. abllata per la mia piccola iena]
     
    ventotto. mi è andata bene. stasera doveva esserci droga, sesso e rock&roll. c'è stato alcool, fumo e l'elettronica del pigo. bravo pigo. per il sesso si è arrangiato dario. almeno per un po'non dovrò più preoccuparmi di lui. mentre io sono in preda a crisi estetica estremamente kantiana, e non mi si connette al cervello altro che la vista.
    ah cartesio, eterna condanna! la sophia è certo un dono ambiguo.
     
    buona maturità miei liceali!
    June 17

    voglio un pensiero superficiale

    ora stringi tra le mani
    le tue lame stanche
    e ricorda che la fine
    è la più importante
    [afterhours. è alla fine la più importante]
     
    ma cazzo. mille esami intermedi di cui gli ultimi due trenta, e ora che ho la prova finale che decreterà se devo gettare nel cestino o meno gli scritti, è una settimana che non apro i libri. studio adesso alle quattro di notte imbottita di caffeina-redbull-cocacola.
     
    passo le notti nero cristallo
    a sceglier le carte che giocherei
    [afterhours. voglio una pelle splendida]
     
    ho sempre fatto così. dopotutto che m'importa del termine? dell'ultima sfida? dopo l'apice vi è il declino. dopo la gloria la decadenza.
     
    senza un finale che faccia male
    con cuori sporchi e le mani lavate
    [...]
     
    odio le ultime cose. sono poco escatologica in tutto questo. più scatologica direi.
    la mia moralità sta giungendo a livelli autodistruttivi. fornitemi un qualunque altro vizio capitale di quelli che non stia assecondando al momento, e mi sottoporrò anche al suo vincolo.
     
    stringimi madre ho molto peccato
    ma la vita è un suicidio l'amore è un rogo
    [...]
     
    vincolata, sono legata, mi abbandono ad un viluppo di nodi, a soffocarmi, sostenere il mio corpo esanime.
     
    a salvarmi, vieni a salvarmi
    salvami bacia il colpevole
    [...]
     
    ...lo bacia pesantemente,
    con tutta la sete che fa dura la bocca.
    [d'annunzio, fedra]
    June 12

    morning bell release me release me please

    <<lo scopo di questa missiva è quello di rendere
    giustizia a una generazione,
    quella di noi nati agli inizi degli anni '80 (anno
    più, anno meno), quelli che
    vedono la casa acquistata
    allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte
    tanto, e che pagheranno la
    propria fino ai 50 anni.
    noi non abbiamo fatto la guerra, nè abbiamo visto lo
    sbarco sulla luna, non
    abbiamo vissuto gli anni di piombo,
    nè abbiamo votato il referendum per l'aborto e la
    nostra memoria storica
    comincia coi mondiali di italia '90.
    per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che
    non abbiamo ideali,
    mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e
    più di quanto sapranno
    mai i nostri
    fratelli minori e discendenti.
    babbo natale non sempre ci portava ciò che
    chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo
    ancora, che
    abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti
    dopo di noi sì che
    hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.
    siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare
    con le biglie, a saltare
    la corda, a giocare a
    lupo,
    a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi
    ad aver giocato coi
    videogiochi, ad essere andati ai parchi di
    divertimento o aver visto i
    cartoni animati a colori.
    abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a
    zampa di elefante e con
    la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu
    con bande bianche sulle
    maniche e le nostre
    prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo
    avute dopo i 10 anni.
    andavamo a scuola quando il 31 ottobre era la vigilia
    dei santi e non
    halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo
    stati gli ultimi a
    fare la maturità  e i pionieri del 3+2.
    siamo stati etichettati come generazione X e abbiamo
    dovuto sorbirci sentieri
    e i visitors, twin peaks e beverly hills (ti piacquero allora, vai a
    rivederli adesso,
    vedrai che delusione).
    abbiamo pianto per candy-candy, ci siamo
    innamorate dei fratelli di georgie, abbiamo riso con
    spank, ballato
    con heather parisi, cantato con cristina d'avena e
    imparato la mitologia
    greca con pollon (!!!!!!!!!!!!!!) 
    siamo una generazione che ha visto maradona fare
    campagne contro la droga.
    siamo i primi ad essere entrati nel mondo
    del lavoro come co.co.co. e quelli per cui non gli
    costa niente
    licenziarci. ci ricordano sempre fatti accaduti prima
    che nascessimo,
    come se non avessimo vissuto nessun avvenimento
    storico. abbiamo
    imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere
    il muro di
    berlino, e clinton avere relazioni improprie con la
    segretaria nella
    stanza ovale;
    siamo state le più giovani vittime di cernobyl;
    quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra
    (kosovo, afghanistan, iraq, ecc.);
    abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'italia,
    senza
    sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo
    di colpo un 11 di settembre.
    abbiamo imparato a programmare un videoregistratore
    prima di
    chiunque altro, abbiamo giocato a pac-man, odiamo bill
    gates e
    credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
    siamo la
    generazione di bim bum bam, di
    clementina-e-il-piccolo-mugnaio-bianco
    e del drive-in.
    siamo la generazione che andò al cinema a vedere i
    film di bud spencer e terence hill.
    quelli cresciuti ascoltando gli europe e
    nik kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del
    telefono.
    ci siamo emozionati con superman, ET o
    alla ricerca dell'Arca perduta.
    bevevamo
    il billy e mangiavamo le big bubble, ma neanche le
    hubba bubba erano
    male; al supermercato le cassiere ci davano le
    caramelline di
    zucchero
    come resto. siamo la generazione di crystal ball
    ("con crystal ball
    ci puoi giocare"), delle sorprese del mulino bianco,
    dei mattoncini lego
    a forma di mattoncino, dei puffi, i voltrons,
    magnum p.i., holly e benji, 
    mimì-ayuara, l'incredibile hulk, poochie,
    yattaman, iridella,
    he-man, lamù, creamy, kiss me licia, i barbapapà , i
    mini-pony, le micro- machine, big jim e la casa di barbie
    di cartone ma conl'ascensore.
    la generazione che ancora si chiede se mila e shiro alla
    fine vanno insieme.
    la generazione che non ricorda l'italia mondiale '82,
    e che ci
    viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere
    che l'italia di
    quest'anno è la favorita.
    l'ultima generazione a vedere il proprio
    padre caricare il portapacchi della macchina
    all'inverosimile per
    andare in vacanza 15 giorni.
    l'ultima generazione degli spinelli.
    guardandoci indietro è difficile credere che siamo
    ancora vivi: viaggiavamo in
    macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e
    senza air-bag; facevamo
    viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di
    sindrome da classe turista.
    non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di
    medicinali con chiusure a prova di bambino.
    andavamo in bicicletta
    senza casco nè protezioni per le ginocchia o i gomiti.
    le altalene
    erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle
    penitenze era bestiale.
    non c'erano i cellulari.
    andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti
    infilati in una cartella
    che raramente aveva gli
    spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!
    magiavamo dolci e
    bevevamo bibite, ma non eravamo obesi.
    al limite uno era grasso e fine.
    ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e
    nessuno si è mai
    infettato.
    ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le
    nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con
    l'aceto. non avevamo
    playstation, nintendo 64, videogiochi, 99 canali
    televisivi,dolby-
    surround, cellulari, computer e internet, però ce la
    spassavamo
    tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su
    di tutto;
    bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei
    parchi, acqua non
    imbottigliata, che bevono anche i cani! 
    r le ragazze si intortavano
    inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al
    gioco della
    bottiglia o a quello della verità , non in una chat
    dicendo :) :D :P
    abbiamo avuto libertà , fallimenti, successi e
    responsabilità  e
    abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
    tu sei uno di nostri?
    congratulazioni!>>
     
    personalmente adoro windows e bill gates, e conosco un decimo dei cartoni animati sovrascritti. ricordo come simboli fondanti della mia generazione dapprima i sofficini di plastica, poi le carte telefoniche, e soprattutto x-files. da parecchio non guardo il cielo pensando alla possibile presenza di alieni/fox mulder (o anche scully, ma questo pensiero insorse più tardivo) pronti a rapirmi e farmi tutto ciò che avrebbero voluto. ormai i massimi sistemi assorbono tutto.
     
    è finito un'altra vota il liceo. sabato troppe bottiglie, fumo ed erba; lo sfondo, una tenda nei campi; io, alienata attrice di un film che non era il mio. nuovi ex-liceali, paura per la maturità. spaccando la paura con un fuoco nella notte, a squarciagola gli aferhours, la paura fuori, la paura. non avevo paura.
    i "nostri"? già passati. ed eppure tutto ciò era più mio che mai. più mio nell'appropriarmi indebitamente di ciò di cui, avendolo avuto, potrei solo abusare nel ricordo. non c'è tempo per l'oblio-non c'è possibilità di ricordare. salvatemi, ho paura. svegliatemi ancora. fradicia della canna dell'acqua per togliermi di dosso tutto quel martini tra i capelli-
     
    rimorsi ne lascio pochi. morirò di rimpianti
     
    think about the good times, it's nothing at all
    nothing at all
    [radiohead. amnesiac]
    June 09

    terrelibertà

    ho avuto un acufene. ho creduto che un gatto stesse invocando fidentemente il mio nome e mi sono gettata nelle tenebre boscate per preservarlo dall'esserne inghiottito. ed invece furono proprio le tenbre a tendere l'ordito laccio. ma non mi ottennero: anzi ora sono perfettamente sveglia, impavido guerriero.
     
    io ho dei problemi con il sonno.
     
    eppure alle nove di sera ero precipitata in uno stato catatonico. tentavo di appropinquarmi al laborioso studio serale nel mentre che giulia alle mie spalle si mostrava in incomprensibile muta convulsione, avviluppata da cuffie uditive e schermo nei torbidi meandri di sex and the city.
    quando abbiamo diviso le stanze qui in casa probabilmente non ho badato al particolare che voleva che i miei coinquilini fossero sempre nella mia -certamente non in mia compagnia, ma in quella del computer che ivi risiede, indispensabile salvezza alle insonni ore notturne.
    al di sopra della pagina non scritta notavo l'indistinto moto del suo sopracciglio, la guizzante narice dilatata in spasmi di sorpresa e divertimento, la pupilla accesa di brama soddisfatta; e percepivo, in quel grumo distante di materia, la felicità. la mia catabasi mentale era somma, e il disgusto non si pronunciava in altrettanta parabola sopraccigliare, concentrandosi unicamente nell'inconscio regno sovra-sovrastrutturale del mio sonno. le alate parole "ma si droga?!" aleggiarono inconsistentemente nella mia mente per un periodo di tempo indeterminato, finchè, ottenuta la certezza che lo stordimento era tale da impedire in qualunque modo un refuso di pensiero nel caso avessi deciso di ritirarmi in solitudine nel buio (l'eventualità più tetra. non sia mai che il pensiero mi assalga così sprovvista di mezzi, e soprattutto sola), mi seppellìi nel mio recesso dormifero obliosa di tutto.
     
    un'ora dopo-mezz'ora fa squillò il mezzo comunicativo odiato.
     
    S:passaporto?
    I:devo farlo. ma tu ce l'hai?
    S:no. lo farò
    I:ma come cazzo si fa un passaporto?
    S:che cazzo ne so io?!
     
    S:le tue motivazioni.
    I:non posso dirle
    S:non ne hai?
    I:è ovvio che ne ho. ma non sono valide.
    S:inventa qualcosa.
    I:necessità di uscire da una visione soffocantemente individuale. ricerca di nuovi parametri. ricerca, ecco. di senso
    S:mettiamo altruismo
    I:ma è egoismo
    S:è la stessa cosa.
     
    I:ma come si chiama dove andiamo?
    S:[disse un nome che non ricordo], ma forse ci separano
    I:cosa?!
    S:massì, la distanza è qualche km. non sarà qualche km in più. con tutti quelli che ci separano da laggiù
    I: ...........
    S:bè, notte.
     
    ricerca. ricerca. un senso per cosa? e se la felicità non avesse un senso? se fosse stupida?! non la vorrei, se fosse stupida!! perchè io indago circa l'essere, anzichè guardare telefilm? perchè leggo l'apparato critico dei libri, perchè faccio "lettere e filosofia", perchè conduco dialoghi platonici con le altrui persone, perchè filologizzo le parole e psicanalizzo coloro che le pronunciano senza coscienza di causa, perchè interseco i nodi della mia mente così stretti l'uno sull'altro da non giungere mai a quel cappio liberatore che infine mi attende comunque?!!!!!!!!!!!!!!!!!
     
    è un meccanismo che può solo corrodersi da solo. la soluzione verrà dall'esterno, sarà un fulmine a squarciare il velo del cielo e della mente.
     
    per ora le domande non possono altro che denunciare l'esistenza di una greve inquietudine, fondata da spiriti.. erinni intolleranti e ormai putrescenti. non conosco il loro volto coperto.. posso sentirne l'alito.
     
    forse nella bosnia troverò il modo di eliminarne qualcuna.
    alle domande non esistono risposte valide, ma se ne può trovare la mancanza di fondamento.
    June 07

    ebbene: sì.

    chiarirò una volta per tutte un'ambiguità che mi circonfonde.
     
    CERTO che porto le mutande sotto i boxer.
    potete controllare.
    June 06

    Sacro Solenne Sempiterno Giuramento (S.S.S.G.)

    con l'ultimo intervento ho realizzato che mi dà molta più soddisfazione scrivere di avvenimenti reali che delle loro riverberanze introspettive. ciò mi dà la possibilità di sviluppare in maniera comprensibile l'interpretazione allegorica dei fatti -cosa alla quale l'interpretazione sola non si basta. il problema è che non posso scrivere di avvenimenti riguardanti persone che poi nel mio blog ci leggono. il caro mio titolato visconte fa uso ancora del servizio postale istituito col primo feudalesimo, e non conosce la parola email. diversamente trattasi delle persone che possono in lui cogliere riferimenti, ma la realtà virtuale viene sceverata da quella reale ed in essa troveremo solo simboli che non potranno venire alla luce se non nell'inconscio -un po'come quando leggiamo un libro, e certe situazioni ci fanno sovvenire alla mente l'immagine che la lettura ci ha lasciato. non comunicabili, e tanto sintetiche quanto imprescindibilmente fondate da un universo individuale tanto fertile quanto aridamente incomunicabile (e qui la figura retorica del paragone è tanto applicata quanto necessita la mia retorica ampollosa ed involuta). la stessa appena citata retorica impone che io pubblichi le pagine scritte: ciò che è è ciò che viene guardato, e nulla ha una sua forma se non quella che a specchio negli altri viene riflessa. e ovviamente la mia parola necessita di specchiarsi ed autocompiacersi narcisisticamente, o lettori. (?!).
     
    in questa psichica indagine della coscienza parlo quindi in questa pagina di una persona che è fondata unicamente nel suo spettro allegorico: ilVileNorman. egli non conosce la mia esistenza, e non è esistente in me tranne che nella sua immagine letteraria. il protagonista di un libro la cui contemporanea esistenza provoca una confusione con il reale tanto filosoficamente confusa quanto onanistica nel suo scrivere così come nel mio leggere (secondo paragone, n.d.r.). norman scrive un blog sotto l'indirizzo
    http://spaces.msn.com/thedandysmirror, ed è quanto più di d'annunzianamente crepuscolare la cultura della mia generazione mi renda. egli è un flaccido sottoprodotto dell'eroe sofocleo pronto a pagare con lo sfregio dei brufoli la sua imbelle vocazione al totomerumenismo, resa disperata dalla pedanza di un emilio brentani al suo fianco, il compagno OscarOcchiapalla (perchè come lui dice zeno cosini è troppo inflazionato -saranno le mie troppo frequenti citazioni).
    ebbene io subisco una viscerale morbosità verso questo personaggio, ed essa è tale che neppure ora che mi rivolgo a lui io lo faccia nei confronti del suo IO materico, perchè ciò sarebbe poco autoerotista nell'involvimento strutturale del mio pensiero, e non vorrei mai prescindere da questo dato necessario nel riferimento alla di lui essenza. poi un giorno mi stuferò e andrò a pordenone ove sotto le mentite spoglie della sua erinni personale -il cantante Povia- mi vendicherò di lui per l'avere usato il carattere MoltoPiccolo nel redigere il suo pensiero. pensiero sadico, oltre che autolesionista.
    e dopotutto non so quando compierei questo passo. conoscere norman di persona significherebbe restituirgli quell'autonomia e quell'indipendenza che tanto mi costano nelle persone che ho come circostanti. perchè mai tanto accostamento da parte mia a delle figure letterarie? perchè esse sono LI', eterne, immutabili e MIE. mai potrò attendermi un tradimento dalla loro forma, perchè la fedeltà che esse avranno nei miei confronti, passando attraverso il mio necessario vaglio, sarà pari alla mia, e cioè infinita. nei parametri di una nobilissima condivisione, presterò loro tutta me stessa così come esse fanno con me, permettendomi di vestire i loro panni, nel mentre pienamente fiduciosa concedo loro l'uso delle mie memorie. quale sacro vincolo legherà me ad un essere umano tanto che gli conceda così illimitata condivisione? come si verrà a chiamare l'inscindibile legame, più forte del sangue, che unirà me in lui e lui in me? degg'io chiamarlo invero sacro, ritenendo che derivi dal dio che lo ispira, ed attinenente a quanto di divino spira nell'uomo. vi è ancora un animo sufficentemente forte e nobile per stringere i legami dell'immortale filìa? ed andrà questa suggellata con parola e giuramenti, oltre che con imprese gloriose? certamente le muse dispensano un'arte capace di dire molte cose simili al vero, ed esse necessitano di essere provate nel quadro dell'azione dell'inscenamento teatrale della nostra esistenza. eppure dopo ciò che si è svolto dinnanzi agli occhi di me spettatrice inerte, malconsolata dalle parole di un lamentoso coro, prendo in mano la spada più tagliente che io possegga, quella della parola, e riscatto un dovuto avere: non sarò più fidente solo nelle dimostrazioni malcelate di una fiducia che potrò avere malriposta. nella lotta cruenta di un cinismo individuale in cui siamo nati, fondati delle carni individuali, così morbosamente mescolate dal piacere e scisse nel dolore, il morbo che le divora avrà un'eterna condanna nella mia accusa. chiedo quindi i giuramenti degli dei che comprovino ora la professione della mia fede: io sommamente fido nella comunione degli uomini l'uno con l'altro, nella misura del valore del legame spirituale che la fonda. mai crederei di trovare in questa vita qualcosa di migliore e sarebbe pertanto insensato vederne ogni qualsivoglia altro secondo fine. tutta la storia della filosofia è pervasa dal tentativo di determinare la causa che tenga gli uomini avvinti in società e non veda in loro un vivere ramingo come quello delle bestie: è stato ciò spesso imputato alla necissità autoconservativa, così come l'amore ovviamente in quella biologica. credo che l'unico interesse che si possa riscontrare in simili indagini sia (come di ogni filosofia) lo studio antropologico della mente che le crea: la società degli uomini è un fatto al quale si attengono numerose interpretazioni, tra cui quella individualista. l'individualismo sta dunque nell'interpretazione, e nell'animo di chi condivide questa teoria. è la coscienza di una teoria che ne fonda la validità: sapendo di amare per un bisogno biolgico, ridurremo ad esso ogni aspetto razionale della faccenda. di converso, forse non si autoconvincevano della potenza di eros, tiranno di uomini, coloro che così lo invocarono? forse stavolta la parola viene prima del fatto stesso. così fortemente mi colpì un brano di harry potter : cioè quello in cui silente svela ad harry la nascita incerta della profezia dalla quale era stato condannato a divenire il mortale nemico del signore oscuro; essa sarebbe potuta essere dimenticata o neppure udita: ma prestandole fede voldemort cercò di uccidere il piccolo harry in fasce, e il sacrificio che la madre fece accettando la morte al posto suo creò la potenza che diede effettivo corso all'importanza del bambino nei confronti del destino del maligno. in questa formulazione mi ha colpito ancor di più della medesima interpretazione della profezia delfica ad edipo che ne fa durrenmatt nella sua reinterpretazione del mito ne la morte della pizia (1976). harry è sempre harry. non è quindi il destino che prende corso al di là delle intenzioni degli uomini: anzi sovvertendone il cammino, questi lo riconducono alla loro dimensione attraverso l'interpretazione di un quid che senza di essa sarebbe niente. potenza quindi alla parola, ed al mondo allegorico che detta le regole dei princìpi della coscienza: ritorno a dare fiducia alla mia, esigendo che essa sia sommamente ricambiata dalle anime di coloro cui di volge, e non accetterò più un muto consenso indeterminato che renda caos questo composto inscindibile che è lo spirito proprio con l'altrui. non vi sono troppe persone al mondo nelle quali io riponga la mia stima, solo esse potranno assurgere al giuramento, e lo renderò necessaria prova della forza che mi dovranno dimostrare. poco m'importa delle anime deboli: della viltà non avrò cura. pretenderò un sigillo inviolabile, eterno. non la mera amicizia: ma la sua consapevolezza.
     
    il mio ed il vostro amore, visconte, non muta: voi tuttavia non gli credete più.
     
    sproloqio dovuto al fatto che non rivolgo la parola ad alcuno da tre giorni.
    June 04

    congedo. con dolore.

    tradita, abbandonata. ah! ancora la ragione non riesce a prevalere sulla sorpresa. da chi mi attendevo conforto ora mi trovo distrutta, non potendo portargli il mio in quest'istante in cui gli sarebbe necessario, ma si ostina a rifiutarlo. egli che è stato la mia guida, il sostegno, la fede negli ideali che per primo mi ha ispirato. così come, cortesemente, ma con l'impeto di colui al quale non è possibile dire di no, ha sempre fatto parte della mia vita, ora ossequiosamente se ne ritrae, retorizzando con auliche parole quello che per me è onta ed insopportabile dolore. egli preferisce un'altra, e se ne va a braccetto con la sola donna che possa comprenderlo e guidarlo: la solitudine. orgoglioso com'è, sceglie una guida cieca. quali eventi mai vi resero non più voi stesso! cosa ha potuto indurire il vostro cuore a tal punto da rifiutarsi al mio! certo, sicuramente le ferite dell'amore, la sola forza cui mai vi piegaste. e forse puoi giudicare indegno il mio, che mai vi offrii apertamente, per timore di una rapida fiamma; perchè, esposto nel vento dalla parola, fosse lontano trascinato. forse mi pento di non avervi mai detto quanto per me siete importante? non credo. non credo voi non lo sappiate, non mi capacito non vi rendiate conto di distruggermi ora, di come possiate lasciare così facilmente una lunga condivisione. non capisco come così crudelemente possiate sopportarlo: dopo avermi difeso delle ferite portate da altri, mi uccidete di vostra stessa mano! 
     
    non so quanto avrei potuto cambiare di tutto questo. forse avrei potuto dopo quella notte:
     
    this night has opened my eyes
    and i will never sleep again
    [the smiths, canzone omonima al primo verso]
     
    ed invece non li aprii affatto. come avrebbe potuto andare diversamente: forse per voi avrei dato un millesimo di quello che ho ricevuto.
     
    la subdola ambiguità delle parole. non capiste. per me la parola amicizia significa più di quanto poteste mai chiedermi. e vi ho dato tutto.
     
    oh, he said he'd cure your ills
    but he didn't and he never will
    [...]
     
    quale cattivo custode foste per me. mi avete tolto ogni orgoglio: se servisse a qualcosa, verrei supplice ad abbracciare le ginocchia di colui che dal primo giorno si dichiarò mio umilissimo servo. ed ora che gli dovrei i miei servigi, se ne ritrae, lasciandomi padrona del mio cuore vergognoso ed inutile.
     
    i would break down at your feet
    and beg forgiveness
    plead with you
    but i know that
    it's too late
    and now there's nothing i can do
    [the cure, boys don't cry]
     
    vi ho dato la mia parola che vi lascerò sulla vostra strada: ma sappiatelo, la lingua ha giurato, il cuore è senza giuramento. non sarà per orgoglio che non vi costringerò a darmi con la forza ciò che l'onore avrebbe di diritto. è il mio eterno disarmo, la mancanza di ogni titolo di battaglia che potrei portare contro di voi. non riesco a trovare in me una macchia che abbia potuto spingervi a dimenticarmi in questo ritiro dalla vita, nel quale io non faccio differenza. ma le colpe di cui potrei tacciarvi crollerebbero nella speranza di poter essere un giorno dinnanzi al vostro sguardo, aggiogata ad ogni vostro volere.
    voi mi avete ferita, visconte. mai leggerete queste parole nè mai potrete udirle senza lacrime, così come il silenzio ora copre chi a voi è vicino, ed a me lontano ancora. si unisce a questa sventura, ricalca il passato. un'altra storia, un'altra notte. e per me è dolore, ancorchè silenzio. esci esci dai miei occhi! in cosa ho difettato ai vostri? è troppo male ed è indicibile.
     
    una sola soluzione vi è a questi mali, sicuramente: eppure io non la conosco. la saggezza la si ottiene attraverso il dolore, ed esso priva me di quella corazza di cui parete oggi rivestirvi. sento sicuramente in modo più forte: ma il senso è oscuro. boys don't cry e voi non potete fare diversamente. poteva essere più facile, ma avete scelto questa strada: è questo che pagate per aver voluto diventare più forte. io non vorrò mai altrettanto: i nostri cammini si dividono.
     
    addio, visconte.
    June 02

    studying. groovy.

    there are some new philosophical statements flashing my mind. [sono a casa da sola a padova tutto il week-end, con la sola confortante presenza dei libri a rassicurarmi che la vita continui a scorrere al di fuori della mia mente; da due settimane parlo in greco e parlerò in greco per le due prossime settimane. ESAME. so you do comprehend prefectly how i feel and my necessitas to speak in a macheronicus english, sto scleranding. a little pietas please]. l'isolamento forzoso mi ha permesso di fare alcune osservazioni sull'esistente, che ora illustrerò in ordine sparso senza nessuna proprietà di causa.
     
    1) il fatto che possiamo disquisire sulla realtà, analizzandola e vivisezionandola, solo quando ne siamo distanti. ora, non voglio discettare sulla mia innata capacità di distaccarmi dal reale e sulla salvifica appropriatezza di ciò, nè sull'uso specifico di droghe ed anabolizzanti adatti allo scopo. in casi generalizzati (e qui stiamo apponendo la categoria che or ora mi prefiggo di distruggere nella sua validità ontologica) siamo una moltitudine di uomini ognuno considerato nella sua interezza e contingenziale relatività, raggelato nel proprio esistente ed in nessun modo in grado di permettersi di distaccarsi da esso come un pittore si allontana da un quadro. noi ne siamo i personaggi, e l'oggettività del pittore non servirebbe che ad un senso estetico del destino universale tanto perfetto quanto inutile: categorizzare le migliaia di esseri al mondo per ottenerne una massima gererale, un senso diffuso, una comune sostanza non vale a nulla, perchè ognuno è condannato alla propria nè mai cambierà se non sulle strade della sua propria esistenza. questo per ribadire a me stessa l'inutilità del mio progetto di andare volontaria in bosnia per scrollarmi di dosso la mia apatica visione del mondo (un fine egoistico attraverso l'attenzione per il prossimo. le interpretazioni sofistiche possono essere varie, ma mi piace questa perchè è così contraddittoria. e io amo le figure retoriche-passo all'ossimoro, l'iperbole risulta un po'troppo consumata). tornerò uguale a prima, se tornerò. sono sempre uguale a prima.
     
    2)quanti millenni di storia sono serviti per innalzarci al livello presente, quanti anni della nostra vita per costruire quello che siamo. è pesante portare sulle spalle il fardello del nostro passato: ma siamo sicuri che non si tratti solo di un'ombra che ci piega, noi chinati per sostenere un peso invisibile? se chiudo gli occhi e cerco di ricordare che cosa ho fatto la scorsa settimana in questo stesso giorno mi addormento da tanti pochi dettagli riesco a riesumare. un mese fa potevo essere dovunque, e non lo ricordo. che ho fatto ieri? mah, le solite cose.. stamattina a colazione? ecco forse questo lo ricordo, pronto a finire nell'inutile dimenticatoio della mia mente. la mia intera esistenza si basa sui pochi giorni immediatamente precedenti ad ogni adesso. quanto poco ci ricordiamo di tutta la nostra vita? assommando i nostri ricordi un giorno dopo l'altro, che lunghezza raggiungono? e paradossalmente è in quei momenti che il tempo scorreva più veloce. viviamo da pochi giorni. this is the first day of the rest of your life, diceva timo maas. come se il passato pesasse così tanto. solo fumo e parole, come tutto è fumo e parole.
     
    3)la non validità dei sistemi filosofici astratti. essi sono ingenerati dal contingente (per una rapida spiegazione vv feuerbach, oppure con un sufficiente incentivo d'alcool sarò lieta di sproloquiarne). indi non è possibile creare un incontro tra spiriti eletti nell'assenza di materiale esistente su cui poggiare. non esistiamo in senso assoluto, al di fuori del mondo: così come socrate nega che la saggezza sia scienza di se stessa (e leggetevi il carmide, non ho alcuna intenzione di rimembrarlo), così non non siamo autocoscienze di noi stesse. e non accetterò di uscire con chiunque non abbia niente da propormi: esso sarà il nulla che lo circonda. trovi un fine, che sarà il suo pretesto. ed attraverso la materia, genererà lo spirito: non viceversa. è perciò che odio la gente che si reca alla VIP. essi sono fatti della VIP. non ne usciranno mai e diverranno parte dell'essenza della VIP. ognuno è ciò che agisce. e basta boschi mi sto trasformando in un albero!!
    June 01

    GOD save the QUEEN

    ho passato tutta la sera sul computer! su GAY.tv!!!!! e a FUMARE!!!!!!!!!!!!!!!!
    sia maledetto giugno (e i terminali di scommessa)
     
    i need som fine wine... and you, you need to be nicer
    [the cardigans]